RECENSIONI LIBRARIE: come si costruisce la teoria Darwinista

(di Fabrizio Cannone) L’evoluzionismo, darwinista o meno, oltre agli elementi confutabili e confutati delle rispettive dottrine – come il salto da una specie all’altra, l’auto-creazione dell’universo, la lotta per l’esistenza con l’eliminazione del meno adatto e il disprezzo per il malato e “l’inferiore” – possiede degli elementi che costituiscono una sorta di “metafisica” la quale è, ben vedere, in formale contrasto con la Rivelazione divina e con la stessa ragione umana e scientifica.

Tra di essi spiccano: il materialismo che vede la storia generale come caotica organizzazione della materia (negazione del trascendente e della Provvidenza); il progressismo come tendenza insita nell’avventura umana ad affermare sempre il meglio e ad escludere progressivamente e definitivamente il male (con la negazione del peccato originale, della tentazione, dell’azione di Satana e della lotta incessante tra due città-civiltà rivali ed antagoniste); e il razionalismo, che idolatrando le scienze esatte, dimentica altre dimensioni umane fondamentali (negazione della spiritualità dell’anima, del valore della penitenza e dell’ascesi, becero intellettualismo per cui vale di più il saccente empio che il pio illetterato, etc.).

Un aiuto alla demistificazione del darwinismo ci viene dallo studioso romano Enzo Pennetta, grazie a questo suo recente scritto (cfr. Enzo Pennetta, Inchiesta sul darwinismo. Come si costruisce una teoria, Cantagalli, Siena 2011, pp. 215, euro 15,50). L’Autore, professore di scienze naturali, mostra con una certa abilità «le condizioni che accompagnarono la nascita della teoria di Darwin» (p. 13), con ampi passaggi sulla storia sociale, politica ed economica dell’Inghilterra che, non a caso, è divenuta la terra fertile dell’evoluzionismo, dello scientismo e dell’eugenetica (cfr. pp. 17-43). Secondo il Pennetta, per esempio, è innegabile che le teorie maltusiane sulla popolazione costituiscano un «fondamento della teoria dell’evoluzione» (p. 50).

Lo statunitense Bowen notava già nel 1879 che: «proprio nel momento in cui questa cupa dottrina di una ‘battaglia per la vita’ [cioè il malthusianesimo] si era quasi estinta in politica economica, essendo stata tranquillamente abbandonata dalla maggior parte delle autorità sull’argomento come indifendibile speculazione, essa fu fatta rivivere nella biologia» (cit. a p. 50).

Ma è stato soprattutto il progresso scientifico (vero, non ideologico o addomesticato) a rendere obsolete le ipotesi evoluzioniste. «A distanza di un secolo e mezzo le testimonianze fossili non hanno ancora mostrato un gradualismo nell’evoluzione e, al contrario, hanno invece evidenziato che la regola è la stasi interrotta da bruschi cambiamenti» (p. 55).

Molto interessanti nel libro sono i legami, ben rintracciati, tra darwinismo e la filosofia sociale di Comte (pp. 65-72), tra darwinismo scientifico, darwinismo sociale ed eugenetica (pp. 72-78) e infine il meno noto collegamento tra darwinismo e la Fabian Society. Il darwinismo come visione del mondo aspira a poco a poco ad essere il collante sia del liberalismo più anarchico che del socialismo più materialista, e infondo di tutte le ideologie secolarizzate del Progresso e dell’Umanità…

Oggi, esso è divenuto un dogma nelle università e nei centri di ricerca più prestigiosi del mondo intero, dogma evidentemente né scientifico né religioso, anzi chiaramente anti-scientifico e anti-religioso. Il saggio di Pennetta contribuirà a far cadere la mitologia del darwinismo anche se, nell’argomentazione, a volte si cedono spazi importanti all’avversario, come quando si professa equidistante da evoluzionismo e creazionismo (cfr. p. 7), cioè dalla favola di Darwin e dalla più pura tradizione biblica, fatta passare per fondamentalista dai i marxisti e dalla grande stampa. (Fabrizio Cannone)

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