RECENSIONI LIBRARIE: cattolici perseguitati nella Spagna repubblicana

Il parlamento spagnolo ha recentemente approvato una legge volta a promuovere la cancellazione della memoria: si promettono aiuti economici (e, di fatto, si minacciano tagli a chi non si allinea) a quei Comuni che cancelleranno riferimenti (intitolazioni di vie e piazze, monumenti e lapidi) al franchismo.

Questo in una esaltazione della parte repubblicana della guerra civile, vista come un momento di libertà stroncato dalla repressione militare. Naturalmente, non v’è alcun riferimento alle nefandezze compiute dai socialisti, dai comunisti e dagli anarchici che, sotto un comune disegno di stampo massonico e anticlericale, cercarono di approfittare dell’impunità dello stato di guerra per cancellare secoli e secoli di cultura cristiana. Oltre seimila religiosi assassinati solo per il fatto di essere tali, famiglie sterminate perché legate alla recita del rosario, chiese (monumentali e non) distrutte o vandalizzate (e non al fine di trasformarle in edifici pubblici, ma proprio per cancellare il ricordo della religiosità).

E non si creda che il furore anticlericale fosse dovuto ad un preteso appoggio della Chiesa all’esercito comandato da Franco: se le persecuzioni cessarono nel 1939, al termine della guerra civile, esse erano iniziate nel 1931, quindi cinque anni prima dello scoppio delle ostilità militari, appena la sinistra raggiunse il potere. Rosselli (Alberto Rosselli, La persecuzione dei cattolici nella Spagna repubblicana, Solfanelli, Chieti 2008, pp. 80, € 7,5) ricostruisce una pagina volutamente dimenticata della nostra storia recente, superando il muro di omertà che circonda il comportamento dei “rossi” in Spagna, mitizzato all’estero (recentemente a Londra, sulle rive del Tamigi, è stato aperto un “giardino-monumento” dedicato alle Brigate Internazionali) ed esaltato in patria, come dimostra la citata legge “cancellazionista”.

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