Recensione libraria: un libretto di s. Leonardo da Porto Maurizio sulla Messa

( di F.C.) S. Leonardo fu un grandissimo santo francescano nato a Imperia nel 1676 e morto a Roma nel 1751. Predicò circa 340 missioni popolari, specie in Centro Italia e nella «Capitale del Cristianesimo» (l’espressione è di Leone XIII). Per questo fu ben presto ribattezzato l’Apostolo d’Italia. Fu, se non l’ideatore, almeno il perfezionatore e il principale diffusore della devozione, tipicamente francescana e serafica, della Via Crucis, e per sua opera ne furono erette a centinaia, anche di monumentali, come quella sui resti del Colosseo (inaugurata durante il Giubileo del 1750 ma soppressa dopo l’Unità…).

Tra le sue fulgide opere letterarie spiccano i vari metodi per praticare la Via Crucis, che ebbero migliaia di edizioni in varie lingue e le raccolte di Prediche e Sermoni.
Nel 1737, nella piena maturità spirituale e sacerdotale, pubblicò a Roma un testo aureo, tutto teso a far conoscere ed apprezzare al popolo le meraviglie sconosciute del Sacrificio Eucaristico, ora provvidenzialmente riedito (cfr. S. Leonardo da Porto Maurizio, Il Tesoro nascosto, ovvero pregi ed eccellenze della Santa Messa, Casa Mariana, Frigento 2011, p. 114, 10 euro).

In apertura, il santo scrive: «I tesori, per grandi e preziosi che siano, non sono mai apprezzati, se prima non sono conosciuti. Or ecco, caro lettore, perché da molti non si ha la dovuta stima verso il sacrosanto sacrificio della Messa» (p. 5). Oggi, i molti a cui si riferisce il francescano, sono diventati moltissimi, vista la frequenza minima dei battezzati alla Messa domenicale.

A questa crisi terribile risponde la magnifica operetta presente, la quale si divide in tre soli capitoli. Tutte le pagine del libretto vibrano di quell’intensità ascetica, sacrificale e liturgica che faceva parte della spiritualità cattolica nel lungo periodo storico che va, grosso modo, da Trento al Vaticano II.

Questa spiritualità sacrificale e mistica della s. Messa, per una ragione o per l’altra, appare oggi scomparsa nel nulla e sostituita con una nuova “teologia liturgica del banchetto sacro” – o teologia del mistero pasquale – vista come mero memoriale dell’Ultima Cena. Per S. Leonardo al contrario, il Santo Sacrificio della Messa è «il sole della cristianità, l’anima della fede, il centro della religione cattolica […].

Insomma, è un compendio di tutto il buono e di tutto il bello che si trova nella Chiesa di Dio» (p. 11). La Messa è «un sacrificio santo, perfetto e infinito, con cui ogni fedele onora altamente Iddio […] lo stesso, anzi lo stessissimo, che si offrì al Calvario» (p. 12).

Espressioni che mostrano altresì, se ce ne fosse bisogno, quanto la santa Messa fosse amata, vissuta e magnificamente compresa, già nel 1700… E il distacco post-tridentino tra clero e laici? Lo si valuti da ciò che scrive il santo: «Quelli che ascoltano la Messa non solo fanno l’ufficio di assistenti, ma altresì di offerenti, potendo definirsi anch’essi sacerdoti» (p. 16).

Infatti se il solo ministro consacrato è un alter Christus con un ruolo unico di mediazione, «tutti quelli che sono presenti fanno con lui la grande offerta. Sicché quando voi assistete alla Santa Messa, fate in un ceto modo l’ufficio di sacerdote» (p. 17).

Secondo S. Leonardo poi «una sola Messa, in altre parole, basterebbe per ottenere la conversione di tutti i Turchi, di tutti gli eretici, di tutti gli scismatici, insomma di tutti gli infedeli, ed anche di tutti i cattivi cristiani, chiudendo le porte dell’inferno a tutti i peccatori, e vuotando il Purgatorio di tutte le anime purganti» (p. 42).

Insomma abbiamo capito, torniamo alla Messa, e torniamoci di corsa, allontanandoci le mille miglia da coloro che in anni recenti che hanno adottato lo slogan sacrilego «Meno messe, più messa» o da quei monasteri “ecumenici” in cui i sacerdoti cattolici (con)celebrano solo la domenica (e non in settimana) per aumentare, così dicono, il desiderio eucaristico! (F. C.)

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