Recensione libraria: Credo in Gesù Cristo di Mons. Brunero Gherardini

(di Cristina Siccardi) Il Cristo Pantocrator domina la copertina del libro Credo in Gesù Cristo. Meditazione teologica sul Cristo della Chiesa di Monsignor Brunero Gherardini (Edizioni VivereIn, Roma 2012, pp. 321, € 22,00). Il termine greco Pantocrator è la definizione della sostanza di Cristo e significa sovrano di tutte le cose. La sua mano destra è benedicente: il pollice e l’anulare si toccano, lasciando l’indice diritto, formando l’anagramma di Cristo XC IC; inoltre le due dita unite indicano la raggiunta unione in Cristo della natura umana e di quella divina.

Finalmente un libro nel quale si parla del Cristo della Chiesa e non del Cristo storico fortemente e forzatamente umanizzato da liberali e neomodernisti. Un libro che si inserisce molto bene in quello che sarà l’Anno della Fede, indetto dal Papa con il motu proprio Porta Fidei che inizierà l’11 ottobre 2012. Alla fine degli anni Settanta gli editori presero, sull’onda dello spirito del Concilio, a pubblicare opere protestanti e «teologastri, teologhesse, improvvisatori vari ed un buon numero di pastori» erano attentissimi a quei volumi alla moda che presero come modello la metodologia storico-scientifica, abbandonando quella della tradizione teologica-dogmatica: fu privilegiata la storia della salvezza e sotto l’angolatura di quest’ultima sorse la cristologia dal basso, sostituendola a quella dall’alto.

La figura del Salvatore, ma anche quella di Maria, venivano portate ad una dimensione antropologica e sociale. Il Cristo della storia si contrapponeva al Cristo della Fede. Gherardini, con questo capolavoro,  ristabilisce l’ordine e le lancette teologiche abbandonano il quadrante  critico-scientifico per riposizionarsi su quelle della vera scienza biblica e sull’atto di Fede. Anzi, l’autore parte proprio dall’atto del Simbolo Apostolico, analizzandone parola per parola, proprio per essere aderente al vero Cristo, senza griglie liberali. È il Signore Gesù letto con la lente della Tradizione e «non secondo l’ermeneutica di questa o quella corrente, di questo o quell’autore, ma secondo l’insegnamento della Chiesa».

Ecco che la Professione di Fede diventa la cartina di tornasole di chi realmente ha abbracciato la Chiesa: ogni asserto del Credo, che ogni domenica recitiamo nella Santa Messa, viene da Gherardini sondato senza pregiudizi e senza acrobazie creative: c’è l’approfondimento, c’è l’arricchimento di ciò che esiste. Nulla è inventato. Nulla è rivoluzionato. Dall’esame emerge il vero Cristo della Chiesa senza plessi protestantizzanti come, invece, sono incorsi tanti teologi affascinati più da quello che dicevano coloro che stavano fuori da Roma di ciò che si era sempre detto nella città dove erano approdati e dove erano stati martirizzati i santi Pietro e Paolo. Dopo la fiscale disamina del Credo, il teologo analizza il «Cristo del dogma» attraverso un’interessante osservazione dei diversi Concili che hanno sancito Chi è Cristo: Nicea (325), Costantinopoli (381), Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopoli II (553) e III (680-681).

Dunque non un’ennesima opera cristologica, ma una straordinaria meditazione e contemplazione dell’immagine di Cristo che emerge dalla bimillenaria Chiesa fondata proprio dal Figlio di Dio. Siamo, allora, posti di fronte al vero Gesù della Fede, pensato e meditato dalla Teologia della Chiesa della Tradizione, il Gesù dei Cieli disceso in terra e non quello della terra elucubrato dai moderni saccenti. Ci ha rivelato Monsignor Gherardini: «L’ho scritto di gettotranne le parti riguardanti storia e pensiero altruidi getto e con l’impressione di scrivere sotto dettatura, tanto naturale e fonte di gioia mi è stato lo scriverlo. È un libro nato in brevissimo tempo» e in brevissimo tempo lo si legge, grazie alla sua fluidità e alla ricchezza, che rapisce, dei suoi contenuti. (Cristina Siccardi)

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