Recensione libraria: “Messico martireˮ di don Luigi Ziliani

(di Gianandrea de Antonellis) Il sacerdote italiano don Luigi Ziliani negli anni Venti compì un lungo viaggio in Messico, dove fu testimone diretto dei tragici e sanguinosi eventi della repressione dei cattolici e della conseguente “Cristiada” (Luigi Ziliani, Cristiada. Messico martire, Amicizia Cristiana, Chieti 2012, p. 216, € 15).

L’autore di questo appassionante volume, dopo aver ripercorso le vicende recenti del Messico – dalla tragica fine dell’imperatore Massimiliano all’unico governo saldo, quello del generale Porfirio Diaz – denuncia il progetto della massoneria protestante statunitense di esportare la cultura del relativismo in tutta l’America latina, fondamentalmente cattolica, a partire dal vicino Messico, Paese che a don Ziliani pareva quasi un laboratorio politico per gli esperimenti rivoluzionari dei bolscevichi: non aveva certo torto, se si pensa al tentativo di attuare una sorta di comunismo nelle campagne spingendo i contadini poveri ad appropriarsi dei beni della Chiesa; ma la manovra non riuscì per l’eccessivo rispetto del popolo verso i religiosi ed allora fioccarono le leggi anticlericali: divieto assoluto di propaganda (anche in famiglia), divieto di indossare la talare, scioglimento degli ordini religiosi, divieto di possedere immobili, divieto di educazione religiosa a scuola, privazione del diritto di voto e, addirittura, del semplice diritto di commentare le questioni politiche.

Se furono “soltanto” quaranta i sacerdoti fucilati, in pochi anni il loro numero venne letteralmente decimato, passando da quasi 4.000 a soli 400. Di fronte a tale scempio il popolo messicano, lungi dall’abbassare la testa, creò una milizia spontanea che, in nome di Cristo Re – onde l’appellativo di Cristeros – affrontò con le poche armi a disposizione l’esercito regolare.

I Cristeros, che nel 1929, l’ultimo anno del conflitto, raggiunsero il numero di 50.000 – a cui si affiancarono fino a 25.000 ausiliarie delle Brigate Santa Giovanna d’Arco – riuscirono a sottrarre al controllo governativo interi Stati. Purtroppo, sia la Santa Sede che la Chiesa messicana non diedero un appoggio esplicito alla rivolta, cercando piuttosto una pacificazione che giunse con accordi in parte non rispettati (molti dei Cristeros vennero uccisi dopo aver consegnato le armi) e che lasciarono in vigore le leggi anticlericali. Addirittura in tre Stati (Tabasco, Querètaro e Veracruz – ironia del nome, voluto da Cortez! – che l’autore definisce «appendici della Russia di Lenin») si vietarono le immagini sacre anche nelle case private e le croci vennero scalpellate pure dalle lapidi dei cimiteri.

Don Ziliani termina il suo scritto paragonando la resistenza messicana alla Passione di Cristo: c’è un Caifa (il criminale presidente Calles), un Erode (i Messicani pavidi), due Pilati (la Casa Bianca e la Società delle Nazioni). Di quest’ultima scrive l’autore: «Ginevra ha gli occhi di Argo, vede tutto, mette le mani su tutto. Si occupa di oppio, di tratta delle bianche, di minoranze, di Sacco e Vanzetti… La voce dei Martiri del Messico arriva fin là, ma non trova risposta».

C’è anche un Centurione, costretto ad assistere impotente: Pio XI, le cui proteste, affidate a tre diverse encicliche (pubblicate anch’esse dalla casa editrice Amicizia Cristiana), non sortirono altro effetto che quello di farlo considerare un “Capo di Stato nemico del Messico”, causando l’espulsione di alcuni vescovi. La riproposta editoriale di questa testimonianza di uno spettatore diretto di quanto accadde è un ottimo strumento per non dimenticare una gravissima persecuzione subita dai Cristiani (si parla di circa 80.000 morti) poco conosciuta o addirittura ignota. (Gianandrea de Antonellis)

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