Randy Berry, ultimo tassello delle interferenze Usa pro-gender

BerryHa fatto scalpore la notizia della nomina del primo «inviato speciale per i “diritti umani” delle persone Lgbt» (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), individuato in Randy Berry, omosessuale dichiarato, cui lo scorso 25 febbraio il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha assegnato tale incarico, definendolo «un leader, un motivatore», poiché capace di parlare in materia «con chiarezza e convinzione».

In realtà, non si tratta che dell’ultimo tassello, in ordine di tempo, di una strategia globale, promossa dall’Amministrazione Obama a favore dell’ideologia gender. Strategia, che divenne già evidente nell’aprile del 2013 con la scandalosa operazione, che vide in prima fila l’Usaid, agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale. La quale utilizzò i soldi dei contribuenti americani – 11 milioni di dollari, per la precisione -, per formare attivisti omosessuali e lobbisti su scala internazionale all’estero, compresi i mercati stranieri ed i Paesi cosiddetti in via di sviluppo. Agenti interni, addestrati da una potenza straniera, per interferire ed esercitare indebite pressioni, infischiandosene delle legislazioni vigenti, nella promozione delle “nozze” gay, delle leggi “anti-discriminazione” e dei cosiddetti “diritti” omosessuali nel mondo. La strategia prevedeva che il personale addestrato si infiltrasse nel mondo politico, economico e nei gangli del sistema legislativo-giudiziario (avvocati, giudici,…), per dirottare i sistemi decisionali a favore dell’ideologia gender. Un’ingerenza inaccettabile negli equilibri e nelle norme di Paesi sovrani.

La prima fase del programma – con l’aiuto della Fondazione Levi-Strauss e del milionario liberal Tim Gill – si concentrò volutamente sulle Nazioni a più forte influenza cattolica, in particolare Ecuador, Honduras, Guatemala, Colombia ed altre ancora, in prima linea nell’opporsi all’ondata omosessista. Ma partnership sono state strette anche con la Sida, Agenzia svedese per la Cooperazione e lo Sviluppo internazionale, con l’Astraea Lesbian Foundation for Justice, col Glvi-Gay & Lesbian Victory Institute, col Williams Institute e con l’Olivia Companies.

Questa colossale operazione è stata pressoché trascurata dai media di tutto il mondo, ad eccezione delle testate vicine al mondo Lgbt, come il giornale pro gay Washington Blade, che diede in merito un parere entusiastico. Ora, questa nomina, riapre i giochi e prosegue nel solco tracciato, in quanto rafforza l’attività svolta dal Global Equality Fund, un fondo di gestione voluto con forza da Obama per finanziare il programma pro-Lgbt ovunque, nel mondo. L’incarico ricevuto da Berry è un mandato presidenziale in piena regola, per rafforzare ulteriormente la diffusione ovunque dell’ideologia gender, impegnando in ciò lo stesso Dipartimento di Stato: compito di Berry è infatti quello di organizzare gli «sforzi complessivi» attuati dalla Casa Bianca per abolire tutte «le leggi, che criminalizzino una condotta omosessuale consensuale», nonché quello di promuovere un’efficace azione del suo Paese su scala internazionale al fine di «rispondere con rapidità alla violenza contro le persone Lgbt». In qualsiasi angolo del mondo. Secondo il Segretario di Stato, Kerry, ciò corrisponderebbe al «centro del nostro impegno nella promozione dei diritti umani in tutto il mondo, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o dall’identità di genere». Non solo, sarebbe anche «il cuore e la coscienza della nostra diplomazia». Dal che si capiscono molte cose: ad esempio, per quale ragione il Presidente Usa sia l’unico che minimizza o ignora addirittura la crescente ondata di violenze e di persecuzioni contro i cristiani nel mondo, soprattutto in Medio Oriente ed in Africa.

In un momento delicatissimo della storia dell’umanità, con aperte le questioni Isis, minacce all’Europa, crisi ucraina, anziché impegnarsi a fondo nel fronteggiare queste ed altri emergenze, l’Amministrazione Obama ritiene prioritario colpire al cuore la famiglia e cavalcare il disordine morale. L’emergenza per il Presidente Usa non sarebbero jihadismo, talebani e “lupi solitari”. I veri nemici sarebbero anzi i promotori della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra uomo e donna. E’ accettabile che il mondo accetti di farsi colonizzare dall’ideologia gender e dai suoi “profeti” (Obama in primis), senza trovar nulla da ridire e senza difendersene?

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