Quelle strane ombre sulle “dimissioni” di mons. Finn…

FinnI giornali di tutto il mondo, compresi quelli italiani, lo hanno accusato di pedofilia. Eppure lui non ha mai commesso abusi sessuali, non ha mai molestato, né tanto meno sfiorato minori. Non gli è mai stato trovato alcunché di compromettente. Non è mai stato oggetto di denunce. Ciò nonostante, oggi mons. Robert W. Finn, 62 anni, Vescovo di Kansas City-St. Joseph è stato rimosso dalla “Chiesa della misericordia” «in conformità al canone 401, comma 2 del Codice di Diritto Canonico» ovvero «per grave causa», avendolo ritenuto non più «in grado di svolgere il proprio ufficio». O meglio: per esser più precisi, tecnicamente papa Francesco avrebbe soltanto accolto le sue dimissioni, lo scorso 21 aprile. Dimissioni, tuttavia, presentate dopo esser stato «vivamente invitato a rassegnarle», come riportato sull’agenzia LifeSiteNews. Già la decisione del Vaticano di sottoporre mons. Finn ad indagine ha sorpreso molti: numerosi sono infatti coloro, anche ai piani alti della gerarchia, lasciati al proprio posto, nonostante debbano o abbiano dovuto affrontare accuse pesanti, anche nel campo della morale sessuale. Ma tant’è. Ora mons. Finn, pur restando Vescovo, è stato privato della sua Diocesi. Una vicenda, che ricorda quella analoga patita da mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano, pure «esonerato» dalla guida della Diocesi di Ciudad del Este, in Paraguay (per leggerla, cliccare qui ->).

Quale grave causa, dunque, avrebbe reso inadatto il Vescovo di Kansas City-St. Joseph? Un gran giurì della contea gli ha contestato l’omessa denuncia di un suo prete, padre Shawn Ratigan, finito nei guai per alcune foto trovate sul suo computer, definite dalla stampa ora pornografiche, ora addirittura pedopornografiche. Per queste immagini don Ratigan è stato arrestato e condannato a 50 anni di carcere. Il Vescovo, secondo l’accusa, avrebbe contattato troppo tardi le autorità per segnalare la situazione, benché avesse chiesto già una valutazione psichiatrica sul sacerdote. Valutazione, che lo trovò depresso, non pedofilo. E benché fosse stata già avviata in Diocesi un’indagine indipendente. Avrebbe potuto agire più tempestivamente? Mons. Finn, già nel maggio 2011, chiese scusa per questo, ma nel 2012 venne comunque condannato a due anni di libertà vigilata. Eppure – lamenta Bill Donohue, presidente della Catholic League – «nessun bambino è mai stato sfiorato o abusato e nessun padre ha mai sporto denunce per molestie ai danni della propria figlia». Ed ha concluso: «Ringraziamo mons. Finn per aver ripulito il brutto pasticcio, che aveva ereditato. Per chiunque gli succeda, il lavoro ora sarà molto più facile». Strano. Molto strano. Qui suona un campanello d’allarme. Quale brutto pasticcio?

Mons. Finn era da molto tempo nel mirino della Sinistra americana e dell’ala progressista della Chiesa per gli sforzi profusi nel promuovere la Dottrina della Chiesa e la Tradizione. Fu tra i primissimi ad incoraggiare la celebrazione della S.Messa tridentina già ai tempi di Giovanni Paolo II, in applicazione della lettera circolare Quattuor abhinc annos.

Sin dal suo ingresso in Diocesi, nel 2005, mons. Finn fu reso oggetto di attacchi sempre più al vetriolo per aver subito introdotto in loco significativi cambiamenti di rotta, modificato incarichi e programmi. Sotto la sua guida, la Diocesi ha conosciuto un’esplosione di vocazioni sacerdotali, ha aperto la causa di canonizzazione di una religiosa e supervisionato la costruzione di due nuove chiese. Il 15 marzo 2010 provocò un nuovo mal di pancia al mondo catto-progressista, accogliendo, nell’antico Oratorio cattolico di San Patrizio, la promessa solenne secondo il rito tridentino di dieci novizie della famiglia benedettina di Maria, Regina degli Apostoli, consacratesi a Dio con la professione dei voti perpetui.

Ancora: nel 2013 intimò al National Catholic Reporter, testata di punta del catto-progressismo americano, di «rimuovere l’aggettivo ‘cattolico’ dal proprio titolo», essendo «tutto tranne» che questo. Il giornale, infatti, condannava apertamente la Dottrina della Chiesa su temi quali l’ordinazione femminile, la morale sessuale, la contraccezione artificiale; inoltre, diffondeva «teologie dissidenti», tali da respingere – dichiarò mons. Finn – «dichiaratamente ed in più punti quanto stabilisce il Magistero». Una curiosità: il Reporter è stato, guarda caso, proprio tra coloro che per primi chiesero la testa del prelato, mostrandosi anzi scocciato per il fatto che ancora non si fosse dimesso. Anche questo è molto strano.

«E’ stato un onore ed una gioia per me servire in mezzo a tanta brava gente di fede», ha scritto mons. Finn in un messaggio di commiato, apparso sul sito web della sua (ormai) ex-Diocesi: «Invito a cominciare sin d’ora a pregare per il prossimo Vescovo di Kansas City-St. Joseph, chiunque sia colui che Dio vorrà chiamare». Il Pontefice ha temporaneamente nominato amministratore apostolico, sino all’arrivo del successore, l’Arcivescovo Joseph Naumann.

Ma non tutti cantano col coro: Madre Cecilia, priora delle monache benedettine di Maria Regina degli Apostoli, ritiene che il pensiero di mons. Finn sia stato completamente travisato dalla campagna mediatica sferrata contro di lui: «Il nostro Vescovo è un uomo che ispira fede, santità ed un grande zelo per le cose di Dio – ha dichiarato all’agenzia LifeSiteNewsMi si spezza il cuore all’idea che tante persone conoscano di lui soltanto quel che sentono dalle urla dei media e delle agenzie di stampa, scagliatesi sin dall’inizio contro di lui per mero pregiudizio. Dieci anni fa mons. Finn è stato gettato in mezzo ad una Diocesi da tutti conosciuta come focolaio di eterodossia e dissenso. Subito introdusse necessari ed importanti cambiamenti: coloro ai quali tutto ciò ha provocato qualche dispiacere, non hanno dimenticato, né perdonato». Il che fa scattare l’ennesimo campanello d’allarme: il sospetto cioè che, in realtà, l’intera vicenda possa acquisire il sapore amaro della vendetta.

Nonostante la campagna diffamatoria scatenata nei confronti del Vescovo, Madre Cecilia ha notato su LifeSiteNews come egli abbia persistito e proseguito la propria opera con umiltà e fedeltà alla Chiesa: «Il nostro Vescovo ha sopportato e sofferto tanto in questi anni – ha dichiarato – Continuo ad esser stupita ed affascinata dalla sua umiltà, dalla sua carità e dalla sua paziente rassegnazione in mezzo ad attacchi implacabili». Dall’esterno, ma soprattutto dall’interno.

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