Quei progressisti che attaccano de Mattei solo perché è cattolico

di Luca Codignola su “L’Occcidentale” del 28 Marzo 2011)

Con la furbesca parzialità di chi sa già dove vuole arrivare, Flavia Amabile su La Stampa (23 marzo) attacca lo storico Roberto de Mattei, vice-presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, facendogli dire che la recente catastrofe giapponese (terremoto+maremoto+rischio nucleare) non è altro che un terribile e giusto castigo inviato da Dio sull’uomo per punirlo, purificarlo e migliorarlo. Affermazioni, secondo la giornalista, espresse “in modo piuttosto anomalo per il suo ruolo” secondo “un punto di vista non particolarmente basato sulla scienza”.

Chissà “se gli altri vertici del CNR la pensano allo stesso modo”, concludeva provocatoriamente la Amabile, forse gettando l’amo al presidente del CNR, Luciano Maiani, uno dei sessantasette firmatari di una lettera aperta che, definendo “incongrua” e non in linea con la laicità della scienza una prevista lezione di papa Benedetto XVI all’Università di Roma “La Sapienza” (17 gennaio 2008), aveva contribuito a causarne l’annullamento.

Naturalmente circola già in rete una petizione di benpensanti progressisti che chiedono le dimissioni di de Mattei perché le sue affermazioni lo porrebbero “al di fuori del pensiero razionale” e del “metodo scientifico” e farebbero parte di quella “assurda e crudele strategia di giustificar il male attraverso gli ineffabili disegni di Dio”, un trucco già “smascherato e sbeffeggiato … da Voltaire”.

Ora mi giunge una lettera circolare inviata domenica 27 a tutto l’indirizzario della mia università di appartenenza (e dunque anche a molte altre liste universitarie), nella quale un filologo del’Università della Calabria, traendo la notizia da “Unilex, lista di legislazione universitaria fondata da Tristano Sapigni” (che a sua volta la prende pari pari dall’articolo de La Stampa), titola il suo messaggio: “Ma sarà vero?”

La risposta alla domanda del filologo calabrese è “No, non è vero”. Cogliendo qui e là in un discorso complessivo singole parole di de Mattei, e privandole speciosamente del loro contesto, oppure fornendogliene un altro (come fa appunto la giornalista de La Stampa), si trasformano in affermazioni assolute quelle che nel contesto del discorso di de Mattei non sono alto che riflessioni di tipo morale e filosofico, rivolte, tra l’altro, a un pubblico di nicchia cattolica quale quello di Radio Maria.

Nel discorso di de Mattei (che è disponibile in rete e può essere facilmente verificato da chiunque), egli non nega affatto che eventi catastrofici quali i terremoti non debbano essere studiati e compresi nei loro meccanismi scientifici, magari anche per fornire alle autorità politiche i mezzi per rendere meno terribili le conseguenze di quegli eventi. Proprio come vicepresidente del CNR, egli sa bene che sta agli scienziati (anche quelli del CNR) occuparsi di certe cose.

De Mattei si pone però il problema morale e filosofico dell’inesplicabilità di certi avvenimenti, terribili e angosciosi, che ci colpiscono tutti, laici e credenti, quando ci troviamo davanti per esempio alla morte in culla di un bambino che non ha ancora avuto tempo di vivere e di scegliere, alla distruzione per annegamento di una comunità intiera in cui i buoni sono almeno tanti quanti i cattivi, alla morte per investimento di una brava madre che andava a prendere i figli a scuola. Avvenimenti inesplicabili, proprio perché non sono causati da alcuna “colpa”.

Da sempre il mondo occidentale si interroga su questo problema e non lo sa risolvere. I laici di solito si consolano addossando la colpa a qualcuno o a qualcosa: la storia, la società, i ricchi, i poveri, il governo, e cosi via. I cristiani (e basta sentire le omelie dei parroci che celebrano i funerali delle vittime) non possono altro che rinviare a Dio e all’imperscrutabilità degli eventi, proprio perché essi stessi non riescono a trovare spiegazioni accettabili che siano soltanto di questo mondo.

Ebbene, secondo i sedicenti difensori della libertà di pensiero (purché questa sia soltanto la loro), al vicepresidente di un ente di ricerca tali riflessioni morali e filosofiche, quando avvengano pubblicamente, non soltanto non debbono essere consentite, ma anzi devono venire bollate come contrarie alla scienza, al metodo scientifico e al pensiero razionale. Insomma, detto in parole povere, un cristiano non può e non deve guidare un ente di ricerca, nemmeno come numero due. Estendendo anzi tale ragionamento, se i cristiani possono essere tollerati quali ricercatori o impiegati (purché stiano zitti), certamente a loro non si può e non si deve affidare alcuna carica direttiva in nessun ambito di ricerca, meno che mai al CNR.

Va da sé che tutte le altre “religioni” vanno benissimo, islam in testa, purché esprimano esigenze culturali “non occidentali”. È sempre più vero infatti che l’unico e ultimo pregiudizio accettabile ai più sembra essere, come ha scritto lo storico americano Philip Jenkins (2003), quello anticattolico. (Purtroppo, aggiungiamo noi, insieme a quello antiebraico. Ma questa è un’altra storia.)

Quando nel 2003 de Mattei venne nominato sub-commissario del CNR con delega per il settore delle scienze umane, quei benpensanti progressisti (molti sono gli stessi) fecero immediatamente circolare una petizione additandolo al pubblico ludibrio non soltanto perché era un cattolico di destra e per di più consigliere dell’allora vice-presidente del Consiglio Gianfranco Fini, ma anche perché non era nemmeno professore ordinario (alla faccia dell’allora tanto sbandierata unitarietà della figura del docente universitario). Oggi, non potendolo colpire per la sua ormai quasi decennale attività all’interno del CNR, della quale nessuno di loro fa mai menzione, ogni occasione è buona per attaccare de Mattei in quanto “cattolico”, sperando così di sostituirlo con un altro vice-presidente più in linea con quella vulgata progressista che trova così tanti aderenti nel mondo sempre più conformista delle scienze umane.

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