Quegli incontri universitari a sostegno del “Verona Pride”…

VeronaSul sito dell’Università di Verona son precisati i compiti e la missione propri dell’Ateneo ovvero «innovazione» e «qualità della ricerca e della didattica». Da nessuna parte risulta che, tra i suoi obiettivi, figuri anche la diffusione di ideologie e luoghi comuni, gender in primis. Eppure, c’è anche l’Università di Verona – assieme all’Udu-Unione degli Universitari, all’Arci, all’associazione Lieviti ed al suo blogzine Biqueer per il «dibattito bisessuale/queer» – tra i promotori fattivi dei tre incontri dal titolo «Stesso amore, stessi diritti», organizzati tra marzo ed aprile esplicitamente «a sostegno del Verona Pride» in agenda per il prossimo 6 giugno, col proposito di richiamare il mondo Lgbt di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Non solo. La Web Radio dell’Ateneo, Fuori Aula Network, col serial podcast Lgbt «Romeo in love», figura tra i media partner del Gay Pride cittadino.

Nella ridda di iniziative a sostegno dell’ideologia gender spicca per martedì 10 marzo, col logo dell’Università, del Centro Interuniversitario di Storia Culturale e del Centro di Ricerca Politiche e Teorie della Sessualità PoliTeSse, addirittura una giornata dedicata alla memoria di John Boswell, storico dell’Università di Yale, promotore del Centro Studi Lesbici e Gay, ideatore di una teoria di cristianesimo delle origini “aperto” – a suo dire – verso la pratica omosessuale, adducendone a “prova” l’icona raffigurante i due santi Sergio e Bacco rintracciata presso il monastero di Santa Caterina, sul monte Sinai. Secondo il docente, i due martiri avrebbero avuto una relazione gay. Tanto è bastato, perché il mondo Lgbt li eleggesse quali propri “patroni”. Non a caso e con pessimo gusto, la locandina del convegno universitario dal titolo L’omosessualità prima della sua ‘invenzione’ moderna, ne riprende come logo l’icona, avallando così un’interpretazione arbitraria, contrastata e scientificamente non dimostrata, ma soprattutto dissacrante e blasfema.

Dell’insolita “attività extracurricolare”, avviata da tempo e con incredibile zelo, spendendo il nome e la credibilità dell’Ateneo, ci eravamo già occupati in passato (per leggere, cliccare qui ->). Questa non è che una conferma, di cui francamente non si sentiva il bisogno.

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