Quando la morte bussa più forte

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(Cristina Siccardi) Nostra «sorella morte corporale», attraverso il Coronavirus, si sta portando via decine e decine di sacerdoti in Italia. Bergamo, la città che vede trasportare con i veicoli militari le vittime del Covid-19 verso la cremazione, è la più colpita anche in questo senso. La maggior parte di loro è stato contagiato per stare accanto ai malati e nel benedire le salme… Sono tutti preti, come le altre anime, che non hanno e non avranno funerale perché la pestilenza lo impedisce.

Le frontiere delle nazioni sono chiuse per cause imprescindibili. I muri si alzano per arginare la pandemia. Le persone sono costrette a stare chiuse in casa, a distanziarsi, a isolarsi, a fare rinunce, sacrifici, mentre la sofferenza riempie le vite e gli ospedali e il lutto impedisce di canzonettare, come alcuni, invece e senza senno, fanno. I moribondi muoiono da soli, senza il conforto dei Sacramenti, senza la presenza dei propri cari… E torna drasticamente la serietà della vita e della morte. La morte esiste ed oggi non può essere messa da parte come, invece, la cultura della morte contemporanea cerca fallacemente di fare, anche attraverso l’eutanasia e l’aborto.

Si cerca di insistere sul fatto che statisticamente muoiono di Coronavirus soprattutto gli anziani e i più fragili di salute, un dato che viene recepito quasi come consolatorio… ma sta di fatto che tutti questi decessi sono avvenuti a causa del Coronavirus e non per le patologie pregresse e gli anziani sono persone tanto quanto gli altri, tanto quanto gli innocenti uccisi nei grembi materni. Tuttavia, nel mondo “progredito” e moderno, anziani e bambini sono, di fatto, esseri di peso e di costi per un Occidente ateo e materialista.

Quando la morte bussa più forte, come in questa pandemia, la vita assume un’altra valenza. Il Papa e i vescovi stanno ricorrendo, giustamente, alle invocazioni e alle preghiere, ma non stanno ancora parlando secondo i termini consoni alla cattolicità, ovvero non fanno appello ai fedeli per la conversione, per il pentimento dai propri peccati. Gesù ha vinto la morte vincendo il mondo e lo ha fatto attraverso la Croce. L’uomo, quando sta alla sequela di Cristo, vince il mondo e se stesso solo attraverso la conversione all’unico Salvatore, ponendosi umilmente sotto le leggi non statali, ma di Dio, Uno e Trino.


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La strage degli innocenti, per mano delle loro madri e dei medici, con la “maledizione” delle leggi statali non può attrarre le benedizioni di Dio. Il loro sangue versato ha un prezzo da pagare: è la bilancia misericordiosa della Giustizia di Dio. «Il Signore agisce con giustizia e con diritto verso tutti gli oppressi» (Sal. 102) e, lento all’ira, continua a stare, in Cielo e nei Tabernacoli, vicino a chi Lo teme. Ci sono sacerdoti che celebrano sante Messe per il sangue versato da questi santi innocenti, uccisi e dimenticati dagli uomini, ma non dal loro Creatore. Anche se sono pochi i preti illuminati in questo senso, tali Sante Messe hanno un valore infinito in virtù del Sacrificio di Cristo sull’altare.

Scriveva santa Ildegarda di Bingen: «Come il fuoco tace prima di venire acceso da un soffio d’aria, poi però con l’aiuto dell’aria si infiamma, così anche l’opera di Dio nella sua provvidenza tace prima di essere manifesta» (E. Gronau, Hildegard. Vita di una donna profetica alle origini dell’età moderna, Àncora, Milano 1996, p. 44). Ora il Signore si sta manifestando nei modi che la Madonna, sia a Fatima che a La Salette, ebbe a trasmettere. Questo tempo di quaresima forzata per tutti è un tempo propizio per ripensare alle proprie vite ed è tempo prezioso di conversione. «“In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”. Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?”. Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”» (Gv 3, 3-5).

Niente divertimenti, niente bar, pub, ristoranti, night club, niente movide, palestre, centri estetici e di benessere, niente corse e biciclettate… ma forze dell’ordine e dell’esercito per impedire ogni movimento che non sia di sopravvivenza. Parallelamente niente Eucaristia. Sacro e profano tacciono. I peccati del mondo e della Chiesa come uno tsunami hanno prepotentemente riproposto le pandemie che si pensava fossero state cancellate dalla faccia della terra. Ma la Provvidenza opera con i suoi strumenti e ci fa provare anche l’assenza del nutrimento delle anime. Santa Giacinta di Fatima, che si fece anima ostia e che morì a causa della pandemia di cento anni fa, la Spagnola, si spense senza i suoi familiari e senza la santa Comunione… proprio lei, che con i cugini, l’aveva ricevuta per mano dell’Angelo del Portogallo.


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All’età di trent’anni la beata Giuliana di Norwich (1342-1416), mistica inglese, ebbe una serie di visioni, poi trascritte vent’anni più tardi nell’opera Sedici Rivelazioni dell’Amore Divino. Nel manoscritto si legge che una precisa rivelazione «fu fatta a una creatura semplice e illetterata mentre viveva ancora nella sua carne mortale, nell’anno di nostro Signore 1373, il 13 maggio». E fra le visioni ci fu quella in cui è inserita la frase divenuta motto, in Italia, per l’epidemia in corso: «Tutto andrà bene». Monsignor Mauro Maria Morfino Sdb, vescovo di Alghero-Bosa, ha spiegato così l’evento mistico: «Dopo una lunga esperienza di visioni che Giuliana ha della Passione del Signore, Giuliana dice che con un’estrema dolcezza il Signore dice queste parole: “Sì, il peccato è una grande tragedia perché vi fa un male incredibile” e, aggiunge Giuliana, con una tenerezza infinita il Signore mi disse: “Ma tutto andrà bene, tutto finirà bene”. Se questa parola, che appare su tutti i nostri cornicioni, su tutti i terrazzi e in tutti i toni e in tutti i colori, pensiamo che viene davvero dal Signore, ecco questo ci deve consolare». 

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