Qual è la vera fede cattolica? di Corrado Gnerre

(di Cristina Siccardi) «La ragione che pretende esaurire tutto il reale, in realtà fa esaurire (nel senso di esaurimento nervoso) l’uomo stesso», tale affermazione andrebbe scritta a caratteri cubitali sui manifesti delle affissioni cittadine. È un concetto tanto semplice, quanto reale, a scriverlo è Corrado Gnerre, autore del bel libro Qual è la vera Fede Cattolica? (Fede & Cultura, Verona 2012, pp. 66, € 8,50), che si inserisce alla perfezione in questo Anno della Fede indetto da Benedetto XVI. Per rispondere al quesito, l’autore fa una premessa dove spiega che la ragione vera è la ragione-ragionevole e non la ragione-razionalista, che dall’Illuminismo ad oggi viene declamata e posta nell’Olimpo della vita umana.

La quotidianità ci mette di fronte, ogni giorno, a scelte da prendere in maniera ragionevole o in maniera razionalista: la prima si dimostra essere sempre vincente nel suo carattere naturale, a dispetto della seconda che può condurre alla paranoia, perché, applicare pedestremente il metodo positivistico ai pensieri e alle azioni ordinarie significa “sclerare”, ecco che la Fede non si coniuga con il razionalismo, il cui orizzonte è unicamente cerebrale.

L’attuale Cattolicesimo ha subíto l’influsso della mentalità illuminista: molti vivono la Fede come mera esperienza, come semplice sentimento religioso, altri, invece, come aderenza esclusivamente intellettuale. «La fede come esperienza ha radici antiche (quella luterana è di questo tipo), ma ha trovato terreno fertile nel modernismo teologico che si è espresso nel rifiuto della metafisica tradizionale a favore di un concetto di verità paradossalmente mutevole»: è normale che una fede siffatta sia aperta a qualsiasi tipo di relativismo religioso. Siamo di fronte all’eresia modernista che ha cercato di coniugare il pensiero moderno con la Chiesa, un’eresia che san Pio X condannò nella Pascendi Dominici Gregis del 1907, ma che è rimasta viva e vegeta, seminando confusione, errori, peccati.

Il Modernismo, lo «scolo di tutte le eresie», come l’ ha definito san Pio X,  ha infettato diversi campi e Gnerre ricorda i sei enunciati da Papa Sarto: il modernista filosofo, il modernista credente, il modernista teologo, il modernista storico-critico, il modernista apologeta, il modernista riformatore. DAl Credo, con questa mentalità modernista, è stata eliminata la dimensione dottrinale ed è rimasto il cosiddetto incontro con una Persona, Cristo: evidente questo approccio in diversi movimenti laicali postconciliari e in diverse parrocchie, dove si vive una Fede monca, incompleta, debole, ondivaga, sensibile ad ogni spiffero d’aria. Di qui discende il Dio non solo Misericordioso, ma “permissivo” che tutto accetta, perché il Suo amore tutto copre e tutto perdona, non lasciando il benché minimo spazio alla tensione verso la perfezione cristiana, che comporta il sacrificio (la Croce è un tutt’uno con la Fede), dove trovano libertà di azione le altre due virtù teologali: la Speranza e la Carità.

L’adesione intellettiva alla Fede è, invece, un Cristianesimo di tipo gnostico, che produce una «fede ideologica» e «autoreferenziale», dove non è necessario vivere secondo le virtù, ma è importante sottomettere la religione all’esercizio intellettuale, facendola diventare cultura applicata alla vita sociale.  Entrambi questi due modi di vivere la Fede sono viziati dalla superbia, perché in entrambi non c’è sottomissione semplice ed umile, ma orgoglio personale, sia esso basato sul proprio particulare (esperienza), sia esso basato, superbamente, sulla propria intelligenza (l’ ὕβρις); invece, spiega Gnerre, riprendendo ciò che la Tradizione Cattolica da sempre afferma, attraverso il Vangelo e i santi: «vivere con semplicità è pensare con grandezza. Cioè, se si vogliono cogliere le realtà più profonde, bisogna essere semplici. Chi si crede gigante… finisce con lo scontare il peso di un’intelligenza nana». (Cristina Siccardi)

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