Putin, le elezioni americane e il prossimo conclave

Putin, le elezioni americane e il prossimo conclave
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Una cappa di preoccupazione incombe in queste settimane nei centri decisionali del mondo occidentale.  Il 24 gennaio il generale Patrick Sanders, capo di stato maggiore dell’esercito di Sua Maestà, ha affermato chei cittadini britannici potrebbero essere chiamati in un futuro non lontano a combattere contro la Russia (https://www.bbc.com/news/uk-68086188). Anche per l’ammiraglio olandese Rob Bauer, capo del Comitato militare della Nato, è necessario prepararsi a un imminente conflitto (https://www.standard.co.uk/news/world/russia-war-nato-military-exercise-admiral-rob-bauer-brussels-cold-war-b1133399.html). Negli stessi giorni, il ministro svedese della Protezione civile, Carl-Oskar Bohlin, ha dichiarato che tutti devono prepararsi allo scenario peggiore, come una guerra con la Russia, prima che sia troppo tardi (https://www.anews.com.tr/world/2024/01/19/could-russia-go-to-war-with-sweden).

Secondo un documento segreto delle forze armate tedesche, pubblicato il 14 gennaio dal quotidiano Bild, la Russia avrebbe un piano per attaccare, entro giugno, il fianco orientale della Nato dopo una controffensiva riuscita contro l’Ucraina, ed il respingimento dell’esercito di Kiev https://nypost.com/2024/01/15/news/germany-preparing-for-russia-to-start-world-war-3/Nelle carte riservate si afferma che la Russia potrebbe lanciare attacchi informatici e altre forme di guerra ibrida contro l’Europa, partendo da Estonia, Lettonia e Lituania.  

Intanto è iniziata “Steadfast Defender 2024”, la più grande esercitazione NATO dai tempi della Guerra Fredda ai confini con la Russia, che coinvolgerà 90 mila soldati. L’esercitazione durerà fino alla fine di maggio e coinvolgerà unità di tutti i 31 Paesi membri dell’Alleanza più la Svezia, candidato membro. D’altra parte, Russia, Cina ed Iran formano un blocco euroasiatico sempre più solido che ha rinnovato la sua sfida all’Occidente attraverso esercitazioni militari congiunte annunciate per marzo nell’Oceano Indiano.

Vladimir Putin nega di avere programmi militari contro l’Europa, ma tutti ricordano che fino al giorno prima dell’aggressione del 22 febbraio, il leader del Cremlino smentiva categoricamente l’esistenza di un piano di invasione dell’Ucraina. Il blitzkrieg russo fallì e l’Ucraina avrebbe potuto respingere l’invasore oltre i suoi confini, se avesse ottenuto fin da subito un aiuto decisivo dell’Occidente, ma la linea politica di Biden è sempre stata quella di fornire il minimo di armi e assistenza militare necessario per non perdere la guerra, ma non sufficiente per vincerla. Però, per chi è aggredito, la non vittoria significa la sconfitta. Putin chiede all’Occidente di cessare di aiutare l’Ucraina per ottenere la pace. Ma la pace che regnerebbe sarebbe quella dei vincitori, la pax neo-sovietica destinata ad estendersi ai paesi Baltici e a tutto quello che fu l’impero comunista.

La forza di Putin sta nella debolezza psicologica dell’Occidente, alimentata da una “guerra ibrida” che utilizza disinformazione e campagne mediatiche per destabilizzare il campo nemico.  Una delle più riuscite operazioni di questa guerra psicologica è stata l’intervista di oltre due ore che Putin ha rilasciato l’8 febbraio al conduttore di talk show americano Tucker Carlson. Il filosofo Renato Cristin l’ha paragonata all’intervista che il giornalista italiano Gianni Minà fece, nel 1987, a Fidel Castro per convincere gli occidentali che Cuba era un paradiso socialista, che la guerra fredda sarebbe stata causata dall’imperialismo yankee, e che i sovietici fossero invece la quintessenza del pacifismo. Il dato che emerge da entrambe le interviste, scrive Cristin, è che l’Occidente è malvagio, mentre la Russia, quella sovietica prima e la putiniana oggi, sarebbe «il bene fatto Stato». «Strano che una star del giornalismo come Carlson non si renda conto che quando si va a intervistare un autocrate, si perde, inevitabilmente, la propria libertà, schiacciata dalla necessità di sottostare alla regola della tirannia comunicativa» (https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/carlson-putin-lintervista-in-ginocchio-un-format-sempreverde/).

E’ proprio questa sottomissione psicologica dell’Occidente che rende la situazione estremamente pericolosa, aprendo una finestra favorevole a un intervento militare russo nell’Europa orientale nei prossimi mesi. Le elezioni americane del 5 novembre saranno, come sempre, un tornante decisivo nella politica internazionale.  Non era mai accaduto però che i candidati dei due schieramenti, democratico e repubblicano, si presentassero in una situazione problematica come l’attuale.

Joe Biden, secondo un sondaggio Gallup del dicembre 2023, è il presidente meno popolare nella storia degli Stati Uniti. Le condizioni psico-fisiche del presidente americano sono diventate un problema politico, dopo che il procuratore Robert Hur, che ha indagato sulle accuse a Biden di aver divulgato segreti militari, ne ha messo in dubbio le condizioni mentali. Nel suo rapporto investigativo Hur ha prosciolto Biden dalle accuse, ma con gravi giudizi sulle sue capacità mentali: «E’ un signore anziano bene intenzionato – ha affermato – ma con una scarsa memoria», che sta andando «indebolendosi con l’età»(https://www.justice.gov/storage/report-from-special-counsel-robert-k-hur-february-2024.pdf). Ma anche l’oppositore di Biden, Donald Trump, incespica sulle parole e non è immune da gaffe e frasi sconnesse. Inoltre, se Biden è il presidente meno popolare, Trump è stato il più controverso e potrebbe ricevere sentenze di condanna nei quattro processi penali che lo attendono.  E’ stupefacente come la prima potenza mondiale non sia riuscita ad esprimere candidati più giovani, efficienti e credibili di quelli attualmente in corsa per la Casa Bianca.

Quel che è certo è che i nove mesi di campagna elettorale che Trump e Biden hanno di fronte, ma anche i due mesi di condominio, che seguiranno alla vittoria di uno dei due contendenti, saranno un’epoca di potenziale caos, in cui lo spettro di una “guerra civile” tra le due Americhe in conflitto viene preso in considerazione da molti osservatori.

Non è questo l’unico fattore di caos all’orizzonte. Di “guerra civile”, nel senso di un violento scontro dottrinale, si parla anche all’interno della Chiesa. Le condizioni di salute di papa Francesco non sono un mistero. Tutti sanno che sono pessime e che potrebbero precipitare da un momento all’altro. Il conclave che si prepara sarà decisivo per il futuro della Chiesa, che appare oggi come una terra desolata. Ciò non sfugge ai maestri della guerra psicologica che cercheranno con tutti i mezzi di condizionare l’elezione del prossimo Pontefice, attraverso le campagne sui social media, il finanziamento di gruppi russofili, l’infiltrazione di agenti provocatori nel mondo cattolico, la corruzione e il ricatto di vescovi e cardinali. Ciò potrebbe avvenire negli stessi mesi in cui una guerra ibrida fatta di pressioni militari e politiche, attacchi cyber e invasioni migratorie sembra destinata ad aggredire l’Europa. In questo quadro, a Putin non interessa un Papa conservatore o progressista, ma un paladino del disarmo, che veda nella Russia un baluardo contro l’Occidente corrotto. La massiccia “Psyop” (operazione psicologica) in corso coinvolge una parte del mondo cattolico conservator-tradizionalista, che mentre protesta a viva voce contro “il Papa dittatore”, si genuflette di fronte al despota del Cremlino. Così le bandiere dell’Eurasia sventolano e quelle dell’Occidente vengono ammainate. Roma continua ad essere il centro del mondo e se la Divina Provvidenza non donerà alla Chiesa un Papa coraggioso e combattivo, la sorte dell’Occidente sarà segnata, come sarebbe accaduto se dal caos non fosse sorto san Leone Magno nel V secolo e san Pio V mille anni dopo.

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