“Può un cattolico preferire lo Stato ateo?”. Un manifesto del Centro Culturale Lepanto (1984-2024)

“Può un cattolico preferire lo Stato ateo?”. Un manifesto del Centro Culturale Lepanto (1984-2024)
FONTE IMMAGINE: UAAR (https://www.uaar.it/)
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Quarant’anni fa, il 18 febbraio 1984, il presidente del Consiglio Craxi ed il cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli firmarono solennemente a Villa Madama, il Nuovo Concordato tra la Santa Sede lo Stato italiano, che rivedeva profondamente i Patti Lateranensi dell11 febbraio 1929, introducendo il principio della laicità dello Stato. Una settimana prima, l’11 febbraio 1984, il Centro Culturale Lepanto, diretto dal prof. Roberto de Mattei, pubblicò, come inserto pubblicitario, sui quotidiani Il Giornale di Milano e Il Giornale d’Italia di Roma e, successivamente, sul quotidiano Il Secolo d’Italia del 19 febbraio, e sul settimanale Il Borghese del 26 febbraio, un «manifesto» intitolato «Può un cattolico preferire lo Stato ateo?». La campagna di informazione del Centro Culturale Lepantoculminò con la diffusione capillare, a partire dal febbraio 1985, del libro di Roberto de Mattei L’Italia cattolica e il nuovo Concordato. Riportiamo il manifesto del Centro Culturale Lepanto confermato dai fatti e oggi più attuale che mai.

Può un cattolico preferire lo stato ateo ?

La revisione dei Patti Lateranensi del 1929, tanto radicale da far giustamente parlare di «Nuovo Concordato», rappresenta un avvenimento di portata storica, le cui gravi conseguenze toccano la vita di ogni italiano; da esso dipenderanno infatti le condizioni della religione e della Chiesa Cattolica nella nostra nazione per gli anni a venire.

1. La novità fondamentale del “Nuovo Concordato”, come ha spiegato lo stesso Presidente del Consiglio Craxi, consiste nel realizzare la «moderna separazione» tra Stato e Chiesa, affermando il principio della “neutralità” dello Stato in materia di religione (cfr. Intervento al Senato del 25 gennaio 1984, in Avanti!, 26 gennaio 1984).

Rinnegando il principio dei Patti Lateranensi – secondo cui «la religione cattolica apostolica romana» era considerata «la sola religione dello Stato», mentre gli altri culti venivano semplicemente tollerati – il Nuovo Concordato stabilisce infatti l’assoluta uguaglianza di tutte le religioni.

Non si tratta dunque di una semplice revisione, ma di una vera e propria «rivoluzione concordataria», di «un nuovo modello di concordato – come ha ammesso mons. Vincenzo Fagiolo, Vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana – ben diverso dai modelli che hanno caratterizzato, negli ultimi due secoli in particolare, i rapporti tra Stato e Chiesa» (Per un vero servizio al Paese, in Avvenire, 25 gennaio 1984).

2. Non meraviglia che le forze rivoluzionarie e anticristiane, che professano l’ateismo e l’egualitarismo radicale, esprimano la loro sostanziale soddisfazione verso un progetto concordatario in cui vedono affermato il principio dell’uguaglianza delle religioni, e quindi un implicito ateismo di Stato, destinato ad avere enormi conseguenze in seno alla società civile.

Ciò che invece è strabiliante è che la stessa intima soddisfazione per questo Concordato venga espressa pubblicamente dai vertici del mondo cattolico, sia laici che ecclesiastici, tanto da considerarlo molto migliore dell’antico e quindi a questo nettamente preferibile (cfr., ad esempio, Ciriaco De Mita, Uno strumento più flessibile aperto al futuro, in Il Popolo, 29 gennaio 1984; Mons. V. Fagiolo, art. cit.).

Il Centro Culturale Lepanto – associazione civico-culturale che si ispira all’immutabile dottrina della Chiesa – rivolge a queste autorità del mondo cattolico italiano una domanda, rispettosa ma pressante:

Può un cattolico preferire uno Stato “neutrale” in materia di religione, e quindi implicitamente ateo, ad uno Stato ufficialmente cattolico?  Questa preferenza non contraddice la dottrina cattolica e lo stesso buon senso?

3. Negli ultimi due secoli, il Magistero della Chiesa, soprattutto per bocca dei Sommi Pontefici, ha sempre condannato il principio anticristiano del laicismo e della neutralità religiosa, affermando per contro il dovere dello Stato di riconoscere pubblicamente e di sostenere efficacemente la vera Religione. Tra le innumerevoli citazioni, ci limitiamo a riportare questa di san Pio X: «E’ una tesi assolutamente falsa, un errore pericolosissimo, pensare che bisogna separare lo Stato dalla Chiesa. Questa posizione si basa infatti sul principio che lo Stato non debba riconoscere nessun culto religioso. Essa è assolutamente ingiuriosa verso Dio, poiché il Creatore dell’uomo è anche il fondatore della società umana, e mantiene in vita sia questa che noi singoli individui. Perciò gli dobbiamo non soltanto un culto privato, ma anche un culto sociale ed onori pubblici» (Enc. Vehementer, 11 febbraio 1906, in ASS, 1907, p. 5).

4. Lo stesso buon senso impone del resto che un cattolico abbia il diritto di vivere in una società in cui costumi, leggi e istituzioni subiscano la più profonda influenza da parte della vera Religione.  La stessa logica esige che il cattolico reclami l’irrinunziabile diritto di formare una famiglia cattolica, una civiltà cattolica, uno Stato di principio e di fatto cattolico.

Assolutamente illogico è invece che un cattolico preferisca uno Stato “neutrale” ad uno Stato animato dallo spirito della Santa Chiesa.  Come può infatti egli preferire uno Stato in cui la Religione cattolica perda il suo primato e il suo prestigio per essere trattata alla stregua di una setta qualsiasi?  In cui l’insegnamento religioso non venga più impartito nelle scuole, se non su esplicita richiesta?  In cui 1e preziose figure dei cappellani debbano abbandonare ospedali, carceri, caserme?  In cui l’adorabile immagine del Crocefisso venga estromessa da ogni edificio pubblico?  In cui la bestemmia non sia più perseguibile come reato, ma venga considerata una rispettabile opinione?  Non sono forse queste le logiche conseguenze del Nuovo Concordato?

Del resto, com’è possibile accettare la “neutralità” dello Stato in materia religiosa per poi pretendere da questo stesso Stato la rinunzia a tale neutralità in altri campi della civile convivenza?  Con quale coerenza le autorità cattoliche italiane possono reclamare il rispetto, da parte dello Stato, del quinto Comandamento, che impone di “non uccidere”, mentre accettano che questo stesso Stato trasgredisca il primo Comandamento, che impone di riconoscere il solo vero Dio e la sola Religione vera?  L’aborto, l’eutanasia e le violazioni sociali degli altri Comandamenti, non procedono forse dalla violazione del primo e più importante di essi?  Con che logica, inoltre, si deplora nella pastorale l’ateismo privato, mentre ci si congratula per quello, implicito, pubblico?

5. Rivolgiamo queste accorate domande a tutti i parlamentari cattolici; le rivolgiamo particolarmente ai Vescovi della nostra nazione, ed alla Santa Sede, che sta per concludere con lo Stato italiano questo Concordato; le rivolgiamo infine a tutti i cattolici d’Italia, desiderosi del maggior bene della nostra Patria, gelosi della loro antica civiltà ed orgogliosi della Fede dei loro Padri.  La storia conferma infatti l’ammonimento di san Pio X, secondo cui «non vi è vera civiltà senza civiltà morale, e non vi è vera civiltà morale senza vera Religione» (Lett. Ap. Notre Charge Apostolique del 28 agosto 1910 in ASS, 1910, p. 625).

La nostra Patria non potrà ritrovare la giustizia, la vera pace nella prosperità, se continuerà a disprezzare i suoi doveri verso Dio e i suoi debiti verso la Santa Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, l’unico Salvatore, che ha ammonito: «senza di me non potete far nulla» (Gv. 15, 5).

CENTRO CULTURALE LEPANTO
Roma, 11 Febbraio 1984
Festa della Madonna di Lourdes

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