Prosegue l’islamizzazione silenziosa dell’Africa: ora tocca a Libia e Nord-Mali

(di Mauro Faverzani) Prosegue nell’indifferenza generale il silenzioso tentativo di totale islamizzazione del continente africano, anche nei Paesi ritenuti più “moderati”: decisamente filo-musulmano è Mohamed al-Megaryef, eletto in Libia presidente del Congresso Generale Nazionale, l’organismo cui il Consiglio Nazionale di Transizione ha consegnato tutto il potere nel dopo-Gheddafi. Non a caso -secondo quanto riportato dall’edizione on line del settimanale “Jeune Afrique”- un membro del Pjc, il Partito della Giustizia e della Costruzione, ha definito quest’elezione una “vittoria per gli islamisti”.

Intanto, la sharia è di fatto già divenuta legge nel Nord-Mali, ancor prima che la regione sia posta tutta sotto il controllo delle forze musulmane. Prima la lapidazione di una coppia di concubini a Aguelhok lo scorso 29 luglio, poi l’8 agosto la prima amputazione pubblica della mano di un presunto ladro di moto ad Ansongo, regione retta dal Mujao, il Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa dell’Ovest. Alla tragica esecuzione han partecipato decine di persone.

Incredibili le dichiarazioni pubblicate in merito da “Jeune Afrique”, attribuite ad un capo musulmano del posto, Mohamed Ould Abdine: “E’ la legge di Dio -ha affermato- Noi l’abbiamo applicata, è la sharia che lo esige, nessuno ci può impedire di farlo”. Tant’è vero che, in agenda, c’è già un’altra esecuzione analoga, prevista a Gao.

Scontri invece in Tunisia, contestato il governo in carica, perché accusato di una deriva autoritaria ed islamizzante. Ultimo episodio in ordine di tempo, la proposta di legge “anti-blasfemia”, penalizzante nei confronti della Chiesa Cattolica, avanzata dal partito musulmano al potere, Ennahdha. A Sidi Bouzid si sono svolte manifestazioni di piazza, disperse con lacrimogeni e pallottole di gomma. A far montare la protesta della gente, duramente provata dalla crisi economica, anche la violenza delle forze dell’ordine, che han già provocato diversi feriti. Sordo a qualsiasi critica, Ennahdha ha respinto ogni addebito ed ha anzi accusato media e sindacati di voler “minacciare l’unità del Paese”. Mauro Faverzani

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