Profanò cimitero, a giudizio; ma per l’Eliseo è ‘degrado’

CimiteroSi è trattato senza dubbio della profanazione più grave e più ferocemente cristianofobica consumatasi negli ultimi tempi presso un cimitero, quella registrata lo scorso 15 aprile nel camposanto di Saint-Roch a Castres (Tarn), in Francia: ben 216 furono le tombe devastate. Di quel gesto ora dovrà rispondere alla Giustizia un 21enne musulmano, sorpreso sul posto con indosso una tipica tunica berbera, una djellaba bianca, da un testimone, un dipendente del camposanto. Intercettato dalle forze dell’ordine, l’uomo, quando è stato arrestato, ripeteva «cicli di preghiere islamiche». Inutile interrogarlo, non ha aperto bocca. Da parte sua non vi è stata alcuna collaborazione. In un primo tempo di lui si è detto ch’era «delirante», affetto da «turbe», sono stati ordinati accertamenti psichiatrici d’ufficio. Dalle visite condotte presso l’ospedale di Lavaur, l’uomo è risultato ora assolutamente «sereno e tranquillo», secondo quanto riportato dal quotidiano regionale La Dépêche du Midi.

Più di un dubbio, in merito, è stato espresso dall’Agrif, l’Alleanza Generale contro il Razzismo e per il Rispetto dell’Identità Francese e Cristiana, che si è costituita parte civile nel processo: «E’ quanto meno curioso che tanto di frequente in caso di gesti anticristiani si invochi immediatamente lo squilibrio mentale» per i loro autori, ha commentato l’organizzazione in un proprio comunicato. Ciò «lascia perplessi – ha proseguito – E’ anche legittimo chiedersi se tali atti rivelino oggettivamente follia o fanatismo». L’episodio suscitò sconcerto e costernazione tra la popolazione, al punto da spingere il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve, a portarsi sul posto e verificare di persona la situazione.

Come ha ricordato l’Observatoire de la Christianophobie, che ha dedicato all’episodio un ampio servizio, anche la Presidenza della Repubblica, su questa stessa vicenda, ha emesso un proprio comunicato, ma di tutt’altro tenore: ha condannato, certo, «con grande fermezza il degrado» provocato. Definendolo però tale ovvero semplice «degrado» e non profanazione, ciò di cui invece si è trattato… Secondo l’Eliseo questi gesti rappresenterebbero un attentato ai sempreverdi, ma imprecisati «valori della Repubblica», sorta di “depistaggio ideologico” rispetto al cuore della questione, ch’è viceversa di natura religiosa. Tant’è vero che, sul posto, sono stati trovati crocifissi sradicati e fatti a pezzi, nonché le statue della Vergine spostate e riposte a terra. Le tombe non sono state per lo meno profanate. Tutto suggerisce un accanimento verso «i simboli cristiani» e nient’altro, come ha dichiarato il Sindaco di Castres, Pascal Bugis, che ha definito il gesto, proprio per questo, «intollerabile».

Il giudice istruttore, che ha interrogato l’imputato lunedì scorso, al termine non lo ha ritenuto pazzo. E, per questo, lo ha incriminato e posto sotto sorveglianza, imponendogli una serie di vincoli in attesa dell’iter processuale, che ora dovrà aver luogo. Sperando che Giustizia sia davvero fatta…

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