Problematico discorso di Francesco sull’eutanasia

Il 16 novembre papa Francesco è intervenuto al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association, promosso e organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita, con una lettera-messaggio indirizzata a monsignor Paglia e a tutti i partecipanti che affronta il cosiddetto “fine vita”, una questione molto dibattuta a livello culturale e soprattutto politico. Occorre tener presente che il contestato disegno di legge sul biotestamento è attualmente chiuso in un cassetto in attesa di una sua eventuale calendarizzazione al Senato, dopo essere stato licenziato dall’Aula della Camera lo scorso aprile.

In breve, il provvedimento legislativo si compone di 8 articoli e affronta i temi del consenso informato e delle disposizioni anticipate di trattamento. Il cuore della legge è l’articolo 3 sulla base del quale «ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso le Dat, esprimere le proprie convinzioni nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese la nutrizione e idratazione artificiali». Ora, la lettera di papa Bergoglio ribadisce la morale cattolica sul tema del fine vita, marcando la differenza tra il criterio etico della proporzionalità delle cure e l’eutanasia, senza però affrontare, a nostro avviso, le questioni più controverse e decisive: «Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale ad evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte. (…) Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. (…) In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. (…) E’ anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante».

Quali interventi medici possono configurarsi come accanimento terapeutico e quali invece come azioni od omissione di tipo eutanasico? Nutrizione e idratazione artificiali rientrano oppure no nella categoria dei trattamenti sanitari che possono essere oggetto delle dichiarazioni anticipate di trattamento, come vorrebbero gli estensori del ddl sul biotestamento? Alcuni obiettano che avendo correttamente ribadito nel testo la morale cattolica circa l’illiceità dell’eutanasia attiva e passiva, papa Francesco non avesse alcun bisogno di specificare alcunché, essendo in qualche modo implicita l’inclusione di nutrizione e idratazione artificiali nella categoria dei trattamenti sanitari obbligatori. Ma ammesso e non concesso che ciò corrisponda al vero, la reiterazione del concetto ci sarebbe sembrata quanto mai opportuna visto che l’opinione pubblica ha tutto l’interesse di interpretare in senso eutanasico le parole del pontefice, soprattutto quelle non espresse.

Inoltre, il fatto che sia il malato, in ultimo, a decidere se i trattamenti propostigli dai medici corrispondano o meno al criterio etico della proporzionalità delle cure, sembra rendere irrilevante il criterio stesso. In altri termini, se è il paziente a stabilire cosa è proporzionale e cosa non lo è, sarà lo stesso principio di proporzionalità a perdere di importanza ai fini di una chiara distinzione tra accanimento terapeutico ed eutanasia. Viene anche da chiedersi per quale motivo nel dibattito sul fine vita venga data particolare importanza al tema dell’accanimento terapeutico, come se nella mentalità attuale si privilegiasse il favor vitae, quando in realtà il numero dei morti ammazzati dalle odierne democrazie relativiste è in vertiginoso aumento: secondo un rapporto del New England Journal of medicine, nel 2013, ben il 5,1 % delle morti nelle Fiandre è frutto di eutanasia attiva e passiva, con cui si uccidono anche i bambini.

Ma è nel passaggio conclusivo del suo messaggio che papa Francesco sembra relativizzare i principi espressi in precedenza collocando la questione etica nell’ambito del compromesso politico e del pluralismo culturale e religioso: «In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni, anche normative, il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza».

Se dunque è lecito, anzi doveroso, tener conto delle diverse sensibilità sul tema centrale del fine vita per giungere ad una norma il più possibile condivisa, ciò significa che essa, giocoforza, non potrà essere interamente rispettosa dei dettami della legge naturale. È forse questa la parte più problematica e pericolosa del discorso del Santo Padre, in quanto la storia ci insegna che tutte le leggi ingiuste approvate negli ultimi decenni sono scaturite proprio da quella attitudine al compromesso per la quale il mondo cattolico si è purtroppo ampiamente distinto. (Alfredo De Matteo)

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