Prima Marcia in Italia per affermare la cultura della vita

(fonte: www.marciaperlavita.it) La marcia di oggi, è una marcia per la vita. “Chi odia me – dice la Sapienza – ama la morte”. Cosa vogliamo fare noi, qui, oggi, manifestando pubblicamente, in tanti, senza strepiti, in un clima di serenità e amicizia?

Vogliamo semplicemente ricordare che è necessario agire ogni giorno per una cultura della vita, nelle mille modalità che ci sono possibili, cercando di contrastare una cultura della morte che sembra sempre più forte.

Da più di trent’anni nel nostro paese è legale abortire: cioè uccidere un innocente, dopo averlo chiamato alla vita. Spesso lo si uccide senza neppure sapere cosa si sta facendo: in troppi, da troppi anni, sostengono che abortire “è un diritto”, e che l’embrione è solo “un grumo di cellule”, un “ricciolo di materia”… e via di questo passo. Piano piano si sta perdendo di vista quanto ciò sia abominevole. Ci stiamo abituando alla disumanità.

Il nostro compito è allora quello di contribuire a ricordare che l’aborto è un omicidio: dire la verità è un’ opera di misericordia. Che spesso costa fatica, magari anche l’odio di molti, ma per la quale vale la pena di impegnarsi.

Soprattutto dobbiamo ricordare che ogni bambino è un figlio: perciò l’aborto è uccisione anche del padre e della madre, che sono all’origine di quella vita. Quando un figlio muore, muoiono con lui anche la madre (che precipita, prima o poi, volente o nolente, in incubi, paure, rimorsi…) e il padre; muore, suicida, la famiglia; muore la società, sempre più
anziana, paurosa, sterile, nel corpo e nel cuore. La nostra povera società in cui diminuiscono ogni anno i matrimoni e i figli, mentre aumentano soltanto la divisione e la solitudine.

L’aborto è divenuto legale, in Italia, nel 1978: è stata la perfetta conseguenza di un lungo attacco, a 360 gradi, alla famiglia, definita, nella cultura sessantottina, una “camera a gas”. L’aborto legale e gratuito viene dopo che si è predicata l’uccisione dell’autorità, e, con essa, la morte del padre; viene dopo che si è insegnato da mille pulpiti che la maternità non è la ricchezza delle donne, ma il loro limite e il loro impedimento.

Per questo, essere pro life significa anzitutto tornare a comprendere e a raccontare il valore, la bellezza, la grandezza della famiglia: della maternità e della paternità, del figlio come dono e responsabilità, del matrimonio come impegno profondo, di fronte a Dio e agli uomini. Tornare a costruire, anzitutto, famiglie vere, famiglie unite, famiglie radicate.

La battaglia per la vita non è soltanto per salvare bambini destinati ad una morte violenta, sotto i freddi ferri del chirurgo o l’azione dissolvente di veleni sempre più potenti.

E’ anche perchè possano nascere con un padre e una madre, come è sempre stato nella storia dell’umanità. In opposizione a chi vuole imporre nuovi modelli di unione e procreazione: “matrimoni” tra due uomini o tra due donne (con annesso il relativo diritto all’adozione o alla produzione tramite Fiv), uteri in affitto, mamme-nonne e singles, siringhe con sperma maschile vendute in internet, eccetera…

Oggi siamo qui, non per ergerci a giudici di nessuno. Semmai per ricordarci che dobbiamo essere anche pronti ad aiutare, anche nel concreto, ogni padre, ogni madre ed ogni figlio in difficoltà.

Ci sentiamo responsabili dei nostri fratelli: delle donne ingannate dalla cultura di Erode e della Bonino; degli uomini spogliati della loro paternità; dei bambini, vittime sacrificali di una società che trasforma i capricci in diritti, e i diritti nella legge del più forte.

Dobbiamo essere necessariamente chiari, intransigenti, netti, quanto alla Verità, senza la quale non esiste salvezza, ma nel contempo mostrarci pieni di comprensione e di carità, perché ogni storia ed ogni tragedia è conosciuta – nelle sue profondità insondabili per l’uomo – soltanto da Dio.

Faremo alcuni chilometri a piedi, in piena libertà: conoscendoci, meditando, pregando…
Chi vuole può sventolare i palloncini, azzurri e rosa, in onore di tanti bambini e bambine
soppressi. In onore di tante madri e di tanti padri che sono morti, nell’animo, con i loro figli.

Poi, una volta giunti all’abbazia, dopo il pranzo, avremo la possibilità di assistere a due tavole rotonde sui temi della vita e, per chi lo desidera, alla santa Messa. Buona
camminata!”

Virginia Coda Nunziante (Famiglia domani)
Francesco Agnoli (Mevd: Movimento Europeo Difesa Vita)

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