I presepi di cui abbiamo bisogno

(di Cristina Siccardi) È tempo di gaudio e di festa. Dalla Notte Santa, infatti, si è ritornati a recitare nella Santa Messa il Gloria. «Gloria in excelsis Deo» è l’Inno gioioso: «Gloria a Dio nel più alto dei Cieli», acclamazione degli angeli festanti per annunciare ai pastori la nascita di Gesù (Lc 2,14). Per rivivere quella nascita che mutò le sorti della Storia e della Storia di ciascuna anima esistono la Liturgia, con le sue cadenze temporali – Avvento e giorno dell’Incarnazione di Cristo – e il presepio. Il presepio è elemento fondamentale del Santo Natale, sia per i bambini che per gli adulti, che possono ammirare e adorate, proprio grazie ad esso, Gesù Bambino, provando così – tornando semplici, nella Fede in Cristo, come bambini – a sentirsi parte integrante dell’allestimento stesso; umiliandosi in ginocchio, almeno spiritualmente, davanti alla capanna di Betlemme.

Il presepio costituisce un uso fondamentale del Cattolicesimo: in ogni casa dovrebbe essere presente. Per piccola o grande che sia, la rappresentazione di quella Notte Santa è immagine plastica della nostra disponibilità, come credenti, a contemplare ed adorare Gesù Bambino. Centro dell’attenzione assoluta del presepio deve essere proprio e soltanto il «Bambino mio divino», il «Caro eletto pargoletto», il «Dolce amore del mio core», il «Ninno mio»… per ricordare alcune espressioni “leziose” utilizzate dal Dottore della Chiesa sant’Alfonso Maria de’Liguori nel canto da lui composto, dal titolo: Tu scendi dalle stelle. Poi vengono la Sacra Famiglia e poi tutto il resto. L’ambito dell’allestimento è chiaramente ed unicamente cristiano.

È vero che pastori, bottegai, lavandaie, fornai, caldarrostai… e i Re Magi, storicamente parlando, dovrebbero ricondurre ad ebrei e pagani, ma è altrettanto vero che siamo di fronte ad una rappresentazione, dunque ad una scenografia di una narrazione sacra, dove è il messaggio soprannaturale (provvidenziale) a dominare sulla materialità (storicismo) del mondo: il clima che ivi si respira è evangelico, pertanto come è sempre stato e sempre sarà lo stampo ivi impresso è esclusivamente cattolico, ovvero, ogni creatura presente nei differenti presepi (in tutte le loro fogge, a seconda delle diverse culture che riproducono l’opera, sia inanimata che vivente: dalla Campagna al Veneto, dalla Sicilia al Piemonte, dal Kenya alla Florida, da Calcutta a Sidney…) riconosce nel Bambino Gesù il Figlio di Dio, perciò a nessuno può essere dato il compito di sottrargli l’attenzione e a nessuno è dato di trovarsi nella pena e nel pianto, proprio perché è l’ora del gaudio: è arrivato il Salvatore di ognuno.

Nel presepio non possono e non devono mai sussistere problematiche o sofferenze umane perché quella Notte deve essere rivissuta non come fatto umano (antropocentrico), ma come fatto divino (il Cielo che irrompe nella natura portando la Luce della Grazia): «Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis, et vidimusgloriameius, gloria quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis» («E il Verbo si fece uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come dell’unico Figlio che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità», Gv 1, 14). Contemplare la Sua Gloria significa avere cuori caldi, luminosi, buoni, gioiosi, ecco perché nessuna delle figure (animate, come le pensò e le realizzò san Francesco d’Assisi a Greggio nella Notte Santa del 1223, o inanimate) del presepio deve essere afflitta e/o piangente, oppure manifestare, in maniera palese o subliminale che sia, angoscia, inquietudine, peccati, privati o sociali.

Il presepio, luogo dell’armonia e della quiete assolute, non può mai e poi mai raffigurare qualcosa di dissonante,proprio perché esso rimembra il momento dell’armonia assoluta in terra nella pienezza dei tempi, quando Gesù venne ad abitare fra noi. Quel tipo di gaudio non sarà mai più replicato fra gli uomini, neppure quando avverrà la Resurrezione di Cristo nel Santo Sepolcro, dove non era presente alcuna persona. Turbamento e inquietudine, invece e purtroppo, si provano di fronte al presepio che quest’anno è stato allestito in piazza San Pietro: l’armonia divina in terra viene spezzata e il pensiero non può essere rivolto soltanto a Gesù Bambino, in quanto esiste qualcuno che attira tutta l’attenzione su di sé.

Il presepio, alternativo e rivoluzionario, che disturba e turba la fede, è stato realizzato, come già si è detto su queste colonne dalla bottega d’arte Cantone & Costabile di Napoli e donato a Papa Francesco dall’Abbazia Territoriale di Monte Vergine, un santuario in provincia di Avellino caro ai devoti omosessuali e transgender, in quanto al suo interno è venerata la cosiddetta «Madonna gay friendly», un’icona nera conosciuta anche come Mamma Schiavona per via delle sue fattezze orientali. Ha affermato Antonio Cantone, autore dell’opera che va “oltre” i canoni della sacralità: «questo è un presepio speciale, in quanto è stato meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco… è un presepe particolare, che fa riflettere, non è un presepe lezioso che lascia indifferenti, ci sono delle provocazioni, ci sono delle scene particolari… Un’opera ricca di spiritualità e significato religioso».

Il presepio, da sempre, deve nobilitare gli animi. Lezioso? Che lascia indifferenti? Probabilmente risulta tale a coloro che sono contrari a ciò che è buono e bello realmente. Davvero inquietante questo presepio del 2017. C’è un uomo nudo – raffigurante la terza opera di misericordia corporale: «vestire gli ignudi» – coperto sulle parti intime da un panno. Egli non rappresenta uno stato di povertà, visto che si presenta come un attivo atleta da palestra, da fitness, con muscoli scolpiti e bene in vista, prospero e avvenente come un attore del cinema. Se c’è qualcosa di stabile è proprio il presepio, che lungo i secoli ha mantenuto sempre la stessa fisionomia: al centro della scena c’è Gesù Bambino, tutti gli altri fanno da corollario, possono esserci come non esserci. Lui solo è d’obbligo, Lui solo in primo piano. Il protagonista attuale in Piazza San Pietro è invece il macho. Antonello Sannino, presidente dell’Arcigay di Napoli, ha espresso a Life Site News la sua soddisfazione per il presepio napoletano di stampo LGBT, sottintendendo come esso rappresenti un’ulteriore segnale verso l’accettazione dell’omosessualità all’interno della chiesa cattolica: «Per la comunità omosessuale e transessuale di Napoli è un importante simbolo di inclusione e integrazione» (per approfondire: vedi qui).

Nel Sermone XXI, De nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, il Dottore della Chiesa san Bonaventura elenca con precisione alcuni fatti miracolosi accaduti nel mondo nelle ore in cui nacque l’Emmanuele, fra i quali:«“Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò San Gerolamo commentando il salmo”: “È nata una luce per il giusto”, per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità». Quale castità è predicata nel presepio omosessualista? Non abbiamo bisogno di presepi provocatori, ma di presepi che portino fede, serenità, pace, armonia, poesia. Quella Santa Notte di 2000 anni fa la pace inondò la terra.

Afferma sant’Agostino: «proclamiamo […] anche noi con cuore pieno di fede e con voce pia: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. E meditiamo con fede, speranza e carità queste parole divine, queste lodi di Dio, questa gioia angelica, dopo averla accolta con profondo rispetto. Come infatti ora crediamo e speriamo e desideriamo, anche noi saremo gloria a Dio nell’alto dei cieli quando nella risurrezione del corpo spiritualizzato saremo rapiti sulle nubi incontro a Cristo; purché però, ora che siamo sulla terra, ricerchiamo la pace con buona volontà. Nell’alto dei cieli ci sarà la vita perché ivi è la regione dei vivi; ivi sono i giorni buoni, dove il Signore è sempre lo stesso e i suoi anni non verranno meno. Chiunque vuole la vita e desidera vedere i giorni del bene distolga la sua lingua dal male e le sue labbra non pronuncino inganni […]» (Natale del Signore. Gloria in cielo e pace sulla terra, Discorso 193). Oh Gesù Bambino, allontana da noi inganni e ingannatori per riavere nuovamente presepi così “leziosi” e così “indifferenti” da lasciare spazio solo alla Tua lucente Verità e poter così dire con gioia irrefrenabile e con quella commozione che solo un piccolo (in superbia) può avere: è Natale anche qui! (Cristina Siccardi)

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