Pregare Cristo Re per riparare le offese blasfeme

(Cristina Siccardi) Il 27 ottobre, festa di Cristo Re secondo il calendario del Vetus ordo, si è chiuso il Sinodo sull’Amazzonia, il Sinodo della non fede cattolica, ma della «conversione integrale, pastorale, culturale, ecologica e sinodale»: il documento finale propone di stabilire criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini che abbiano un diaconato permanente «potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile», precisando che «a questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento». Si è trattato di un Sinodo del cedimento completo agli errori dottrinali e alla religione del neoumanesimo, di stampo massonico, ecologista e globalista. Di Cristo Re dell’Universo non c’è stata traccia e al Suo posto è subentrata l’attenzione alla Pachamama, oggetto delle cronache di questi giorni grazie all’iniziativa di due ignote persone che, entrate dalla chiesa della Traspontina, dove erano state collocate delle statuette che riproducevano il totem pagano della madre terra, le hanno trafugate e gettate nel Tevere, per poi essere ripescate dai Carabinieri. Il Papa ha sentito il bisogno di scusare il gesto: «questo è successo a Roma e come vescovo della diocesi io chiedo perdono alle persone che sono state offese da questo gesto». Non perdono al sacrilegio che era stato commesso nella Casa di Dio, ma a coloro che venerano la Pachamama.

Quanti errori sono passati sotto i ponti da quando Pio XI (1857-1939) scrisse la Quas primas, che stabilì la Festa di Cristo Re nella Chiesa l’ultima domenica di ottobre, a papa Francesco che apre ai sacerdoti sposati e si sottomette al culto delle immagini amazzoniche? In questo arco storico il Modernismo e il Concilio Vaticano II, con la libertà religiosa e il “dialogo” con i lontani, hanno spazzato poco per volta l’identità dell’istituzione Chiesa, fondata sulla Verità del Redentore e mezzo per condurre alla salvezza ciascuna anima; questo tragico stravolgimento ha condotto gli eredi di san Pietro, sul quale Cristo ha fondato la sua Chiesa, prima a protestantizzarsi e poi a prostrarsi addirittura di fronte agli idoli.

Ubi Arcano Dei Consilio è la prima enciclica, quella programmatica, di papa Pio XI, che venne promulgata il 23 dicembre 1922. «Pax Christi in regno Christi» fu il sunto magisteriale del suo pontificato, ovvero «La pace di Cristo nel Regno di Cristo», che voleva essere la risposta ferma alla tendenza a ridurre la fede a questione privata, ovvero al liberalismo nella religione, tanto avversata dal santo teologo e cardinale Newman nel secolo precedente. Perciò il Pontefice spronò i cattolici ad adoperarsi per creare una società totalmente cristiana, nella quale Cristo potesse regnare su ogni aspetto della vita, privata e pubblica. Tale programma fu completato dalle encicliche Quas Primas (11 dicembre 1925) e Miserentissimus Redemptor (8 maggio 1928), dedicata al culto del Sacro Cuore di Gesù.

«Gli uomini si sono allontanati da Dio e da Gesù Cristo e per questo sono caduti al fondo di tanti mali; per questo stesso si logorano e si consumano in vani e sterili tentativi di porvi rimedio, senza neppure riuscire a raccogliere gli avanzi di tante rovine. Si è voluto che fossero senza Dio e senza Gesù Cristo le leggi e i governi, derivando ogni autorità non da Dio, ma dagli uomini; e con ciò stesso venivano meno alle leggi, non soltanto le sole vere ed inevitabili sanzioni, ma anche gli stessi supremi criteri del giusto, che anche il filosofo pagano Cicerone intuirà potersi derivare soltanto dalla legge divina». In questa prima enciclica Pio XI ricordò che soltanto la pace di Cristo può redimere i cuori, perché non si serve di beni materiali e terreni, ma di spirituali e celesti. «Né potrebbe essere altrimenti, dato che proprio Gesù ha rivelato al mondo i valori spirituali e rivendicato loro il dovuto apprezzamento. Egli ha detto: “Che cosa giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi danneggia l’anima sua? O che cosa darà l’uomo in cambio dell’anima sua?” (Mt”16, 26). Egli è colui che diede quella divina lezione di carattere: «Non temete coloro che uccidono il corpo, e non possono uccidere l’anima, ma piuttosto temete colui che può mandare in perdizione e l’anima e il corpo” (Mt, 10, 28; Lc 12, 14)!».

D’altra parte aveva scritto Leone XIII (1810-1903) che l’impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, nonostante le errate opinioni dell’era moderna li allontanino, ma abbraccia anche coloro che sono privi della fede cristiana, poiché tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo (cfr. Enciclica Annum sanctum, 25 maggio 1899).

Nella Quas primas, Pio XI condannò la «peste della età nostra», ossia il laicismo «coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di Dio stesso» e passo dopo passo, tossico dopo tossico, prima ambiguamente poi con sfrontatezza, quelle idee sono entrate luciferamente nella Chiesa stessa, tanto da vederne oggi i frutti avvelenati con plastica evidenza.

Ancora in questa enciclica Papa Ratti lamenta – e le sue affermazioni sono oggi storicamente lampanti – che lo stato delle cose va probabilmente attribuito all’apatia o alla timidezza dei buoni, «i quali si astengono dalla lotta o resistono fiaccamente; da ciò i nemici della Chiesa traggono maggiore temerità e audacia. Ma quando i fedeli tutti comprendano che debbono militare con coraggio e sempre sotto le insegne di Cristo Re, con ardore apostolico si studieranno di ricondurre a Dio i ribelli e gl’ignoranti, e si sforzeranno di mantenere inviolati i diritti di Dio stesso».

Per tali ragioni era necessario per il Vicario di Cristo ristabilire la centralità del potere di Dio sugli uomini, attraverso la seconda Persona della Santissima Trinità. Per questo gridò: «Cristo regni!».

Monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana, proprio il 27 ottobre scorso, nel giorno di Cristo Re dell’Universo e della chiusura del Sinodo amazzonico, ha reso nota una coraggiosa lettera in cui condanna fermamente gli atti idolatrici che si sono consumati durante il Sinodo: «Il 4 Ottobre, alla vigilia del Sinodo dell’Amazzonia, si è tenuta una cerimonia religiosa nei giardini del Vaticano, alla presenza di Papa Francesco e di numerosi Vescovi e Cardinali, guidata in parte da sciamani e in cui sono stati usati degli oggetti simbolici; in particolare, una statua in legno di una donna incinta svestita. Queste rappresentazioni sono note e appartengono ai rituali indigeni delle tribù amazzoniche, e in particolare al culto della cosiddetta Madre Terra, la Pachamama. Nei giorni seguenti le figure femminili nude in legno sono state anche venerate nella Basilica Vaticana di fronte alla Tomba di San Pietro. Papa Francesco ha anche salutato due Vescovi che portavano in processione l’oggetto Pachamama sulle loro spalle nella Sala del Sinodo dove è stato posto in un luogo d’onore. Le statue di Pachamama sono anche state esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina. In risposta alle proteste dei fedeli cattolici riguardo a questi riti e all’uso di queste statue, i portavoce vaticani e i membri dei comitati del Sinodo dell’Amazzonia hanno minimizzato o negato l’evidente carattere sincretistico religioso delle statue, ma le loro risposte sono state evasive e contraddittorie; si è trattato di acrobazie intellettuali smentite dall’evidenza. […] I volontari della chiesa carmelitana di Santa Maria in Traspontina, dove sono state esposte le statue in legno, hanno confermato questa affermazione, dicendo: “La madre [scolpita] che ho portato dal Brasile… che era in processione, beh, l’abbiamo portata dal Brasile. È stata realizzata da un artista indigeno e gli abbiamo chiesto un’opera d’arte che simboleggiasse la connessione tra Madre Terra, le donne, l’aspetto femminile di Dio, che protegge e nutre la vita”, definendolo sia un simbolo di “Madre Terra” che di “Pachamama”. Fonti oggettive osservano che il Pachamama è un oggetto di adorazione, una dea alla quale alcuni boliviani sacrificano i lama, una divinità della terra venerata da alcuni peruviani, radicata nelle credenze e nelle pratiche pagane inca».

Affermava il santo Curato d’Ars che bastava lasciare una parrocchia per vent’anni senza prete e sarebbero state adorate le bestie… Lasciare la Chiesa vuota dei suoi contenuti dottrinali porta addirittura un Papa a credere nel sincretismo e a professarlo.

Dunque, è più che mai basilare divulgare la cognizione della regale dignità di nostro Signore Gesù Cristo. Riconoscere la Sua dignità regale significa obbedirgli e sottomettersi alle Sue leggi, facendo così chiarezza fra ciò che è lecito e ciò che illecito, sia nella realtà terrena, sia nella realtà spirituale, perché la pace di Cristo è la nostra pace, privata e pubblica.

Nella sua accorata e vigorosa lettera Monsignor Schneider invita «tutti i veri Cattolici», in primo luogo i vescovi, ma anche sacerdoti e fedeli a formare una catena mondiale di preghiere e di atti di riparazione «per l’abominio della venerazione degli idoli di legno perpetrata a Roma […] Di fronte a uno scandalo così evidente, è impossibile per un Vescovo cattolico rimanere in silenzio, poiché ciò non sarebbe degno di un successore degli Apostoli. Il primo nella Chiesa che dovrebbe condannare tali atti e riparare è Papa Francesco. […] Con le lacrime agli occhi e il sincero dolore nel cuore, si dovrebbero offrire a Dio preghiere di intercessione e riparazione per l’eterna salvezza dell’anima di Papa Francesco, il Vicario di Cristo sulla terra e la salvezza di quei sacerdoti e fedeli cattolici che hanno commesso simili atti di culto, che sono proibiti dalla Divina Rivelazione».

Pregare Cristo Re significa riparare le offese al Dio Uno e Trino in un tempo in cui non solo nella società Egli non viene riconosciuto come Somma Autorità, ma neppure più nella Chiesa. Era il 1899 quando papa Leone XIII stabilì l’11 maggio la consacrazione universale degli uomini al Cuore di Gesù. Nello stesso anno il gesuita italiano Gian Maria Sanna Solaro scrisse a tutti i vescovi italiani perché sottoscrivessero una petizione per chiedere l’istituzione di una festa liturgica: aderirono in 49. Una nuova supplica fu presentata a Pio XI dopo il Congresso eucaristico internazionale di Roma, sottoscritta da 69 prelati. Nel 1923 fu presentata una terza supplica, con la firma di 340 fra cardinali, arcivescovi, vescovi e superiori generali. Proprio in essa si faceva esplicito riferimento alla riparazione: «Per riparare gli oltraggi fatti a Gesù Cristo dall’ateismo ufficiale, la Santa Chiesa si degni stabilire una festa liturgica che, sotto un titolo da essa definito, proclami solennemente i sovrani diritti della persona regale di Gesù Cristo, che vive nell’Eucaristia e regna, col Suo Sacro Cuore, nella società».

Riparare gli oltraggi che oggi Roma compie alla Santissima Trinità, che ha dato come primo comandamento «Non avrai altro Dio all’infuori di me» (Es 20, 3), «Non avere altri dèi di fronte a me» (Dt 5, 7), è riconoscere Cristo come unico Re dell’Universo, contro la teologia eretica, attualmente applicata, di Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) e contro questa religione neopagana ci uniamo a Monsignor Schneider nella preghiera: «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Voi unico vero Dio, oltre al Quale non c’è altro dio e nessuna salvezza, abbiate pietà della Vostra Chiesa. Guardate in particolare le lacrime, i gemiti umili e contriti dei piccoli nella Chiesa; guardate le lacrime e le preghiere dei fanciulli, degli adolescenti, dei giovani e delle giovani, dei padri e delle madri della famiglia e anche di quei veri eroi cristiani, che nel loro zelo per la Vostra gloria e nel loro amore per Santa Madre Chiesa hanno gettato nell’acqua del Tevere i simboli dell’abominio che la contaminavano. Abbiate pietà di noi: risparmiateci, o Signore! Parce Domine, parce Domine! Abbiate pietà di noi! Kyrie, eleison!»

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