PORNOGRAFIA: l’azienda del trasporto pubblico di Roma promuove l’immoralità

Dopo aver visto i numeri-verde per i gay sugli autobus metropolitani, quindi la diffusione capillare della campagna anti-omofobia patriocinata l’anno scorso – sempre con denaro pubblico – dal Ministero delle Pari Opportunità, quest’anno l’estate romana ha riservato ai cittadini della Capitale un’altra amara sorpresa, pienamente sostenuta – ancora una volta – dall’azienda che gestisce, in toto, il trasporto pubblico di Roma (bus, metro e tram) nonché al contempo – come si può leggere sul sito internet istituzionale – la più grande azienda di trasporto in Italia: Atac spa.

Da qualche settimana, infatti, dapprima nei locali delle stazioni delle due linee della metropolitana, poi anche sui pannelli pubblicitari affissi ai lati e sul retro degli autobus, i romani possono ammirare dei grandi cartelloni dove una silhouette femminile in atteggiamento ammiccante figura accanto alla scritta, in inglese, ma comprensibilissima, «Sex is now!» (letteralmente: “è ora di sesso!”), a caratteri cubitali.

Dopo palesi inviti al peccato impuro e tre indirizzi anonimi, in basso, in primo piano, campeggia il link di un sito internet che, se ancora si avesse qualche dubbio, svela il mistero: è infatti l’indirizzo di una catena di negozi pornografici che ha il “merito”, così la pubblicità, di essere aperta 24 ore su 24 ed essere presente, per l’appunto, in ben tre punti della capitale della Cristianità, alcuni centralissimi. L’incredibile pubblicità che accoglie a tutte le ore i romani sui mezzi pubblici è peraltro solo l’ultima di una serie inquietante, se si pensa che appena a giugno, sempre sulle carrozze della metropolitana, nei video che dovrebbero allietare il viaggio degli utenti metropolitani è stata trasmessa ininterrottamente la pubblicità prima del “Gay Pride” (il grande raduno omosessualista che ogni anno si tiene in una capitale europea), e poi del “Gay village”, la manifestazione (stavolta “solo” romana) organizzata nei pressi del quartiere dell’Eur da alcune comunità di omosessualisti. Ora, appare quantomeno censurabile, per non dire gravissimo, che l’azienda del trasporto di Roma si presti in questo modo e sia sempre così “sensibile” a fare da eco alle più bieche istanze della rivoluzione, della perversione e dell’immoralità. Considerato poi che la maggior parte degli utenti dei mezzi pubblici sono bambini, adolescenti e anziani, l’operato dell’azienda manifesta uno straordinario disprezzo per le persone moralmente più deboli e se, si può usare ancora il termine, “normali”, costrette a subire i messaggi e le immagini senza potersi ribellare.

Quello che addolora però di più è soprattutto l’offesa a Dio perpetrata per l’ennesima volta nella culla della Cristianità. L’episodio, oltre a scardinare violentemente le ultime barriere difensive del corpo sociale che ormai, a dir poco confuso dalla “dittatura del relativismo”, subisce ogni aggressione senza colpo ferire, illumina così ancora una volta il potente ruolo disgregatore che gli enti pubblici, tradizionalmente visti come sinonimo di “garanzia” e comunque di imparzialità, esercitano nella nostra società: in realtà, davanti a Dio e al peccato, non esiste neutralità. Un muro senza crocifisso, con tutta evidenza, non è un muro “neutro”, ma un muro, per l’appunto, “senza crocifisso”, cioè senza Dio. Analogamente, una pubblicità contro uno dei dieci Comandamenti, non è una pubblicità creativa o artistica (?), ma, per l’appunto, un invito pubblico “contro uno dei dieci Comandamenti”. Che poi a farlo si presti il Capo dello Stato, il Presidente della Camera o piuttosto l’azienda dei trasporti locale non cambia certo l’evidenza, né la sostanza, della questione. (Omar Ebrahime)

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