Polonia: medico non pratica l’aborto, licenziato

PoloniaSi è rifiutato di praticare l’aborto. Ed è stato rimosso dall’incarico di direttore dell’Ospedale “Sacra Famiglia”di Varsavia (che, a dispetto del nome, è una struttura sanitaria pubblica). Questo, nonostante sia considerato uno dei migliori medici in Polonia. E’ quanto capitato lo scorso 23 luglio al dottor Bogdan Chazan. Una decisione, questa, che ha immediatamente sollevato un mare di critiche nel Paese. Compresa una petizione pubblica, che ha raccolto oltre 85 mila firme a favore del medico. Ma non c’è stato niente da fare: la scelta di licenziarlo era ormai stata assunta. In modo definitivo.

Così tutelare la vita – primo compito di un sanitario, ma anche primo dei principi non negoziabili, alla base del diritto naturale – si è trasformato in una colpa. Il caso era quello di una donna, che aveva saputo di attendere un bambino con malformazioni. Lo aveva concepito con una procedura di fecondazione assistita presso una clinica della fertilità. Il bimbo è nato, la madre, dopo il parto, era in buona salute. Il piccolo è morto dopo pochi giorni, ma il prof. Chazan ha offerto alla donna un’assistenza completa in un’unità speciale della clinica, assicurando particolare cura sul piano psicologico per lei e per suo marito, affinché non si trovassero soli in quella situazione. La pietas cristiana – e, quindi, umana – è stata esercitata appieno. Eppure, a pagare, è stato il medico, benché l’Ospedale «non abbia riscontrato alcuna infrazione nelle procedure o nelle norme interne. La decisione del prof. Chazan di non praticare l’aborto si colloca perfettamente entro i termini di legge. Aveva tale diritto in base alla normativa vigente sulla libertà di coscienza. L’unica contestazione, che gli han mosso, è quella di non aver reindirizzato la donna presso un’altra clinica, ove potesse interrompere la gravidanza, ma non vi era obbligato, non essendo il suo medico curante: si era rivolta a lui solo per un consulto», ha affermato all’agenzia ACI Prensa il rappresentante della Voce Cattolica di Polonia, Bogna Obidzinska.

La legge polacca permette di abortire in casi di stupro o di patologie letali, però include una clausola di coscienza, in base alla quale nessun medico può essere costretto ad interrompere una gravidanza o a parteciparvi. Ciò nonostante, il rifiuto del dott. Chazan è costato al suo Ospedale una sanzione. Così il Vicesindaco di Varsavia lo ha destituito, sostenendo che «non aveva applicato correttamente la clausola di coscienza».

D’altro canto, che il prof. Chazan sia uno specialista rinomato, capace e di successo lo conferma un rapporto ufficiale, diffuso dallo stesso Comitato di Varsavia, rapporto secondo il quale «il numero dei pazienti dell’Ospedale è raddoppiato, da quando è stato nominato direttore, circa dieci anni fa. Dieci anni durante i quali i parti cesarei sono stati dimezzati, segno della qualità delle cure che si garantiscono, davvero straordinarie». Il prof. Chazan è famoso per aver salvato vite umane anche in condizioni eccezionali e di fronte a quadri clinici, che avevano già spinto altri suoi colleghi a ritenere che la gravidanza si sarebbe conclusa in tragedia. Grazie alla sua assistenza, così non è stato. Provvidenzialmente. «Chazan ha salvato moltissimi bambini – ha dichiarato Obidzinska – Andargli a chiedere di abortire suona come una provocazione. Non posso credere che questa donna non sapesse di scontrarsi col suo fermo rifiuto». Insomma, aleggia un dubbio: e se si fosse trattato di una trappola? Magari per destituirlo? Chissà. Di certo questa ne è stata l’unica conseguenza certa.

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