Polonia: manifestazioni contro gli attacchi alla TV cattolica Trwam

(di Federico Catani) Accade spesso che notizie scomode vengano del tutto ignorate dai mass media che contano. È quanto accaduto riguardo alle mobilitazioni di massa registratesi a più riprese in Polonia nei mesi scorsi. Migliaia di cattolici sono infatti scesi in piazza nelle principali città polacche, nei centri più sperduti e addirittura anche all’estero, per manifestare a difesa della celebre emittente Trwam, la più importante tv cattolica del Paese.

Lo scorso 19 dicembre, il Consiglio nazionale della Radiofonia e della Televisione, espressione delle forze politiche attualmente al governo, ha estromesso Tv Trwam dall’assegnazione delle frequenze della piattaforma digitale terrestre, che dal 2013 assicurerà ai polacchi l’accesso gratuito ad una serie di emittenti televisive. Si tratta di una decisione ufficialmente motivata dalla scarsa solidità finanziaria della Fondazione Lux Veritatis, proprietaria della tv, che però ha smentito categoricamente tale versione dei fatti. In realtà, il governo di Donald Tusk, conservatore e fortemente europeista, pare sia intenzionato a penalizzare la voce del mondo cattolico.

La decisione ha scatenato imponenti reazioni di protesta in tutto il Paese. A sostegno di Tv Trwam si sono schierati l’episcopato polacco, parlamentari di opposizione e migliaia di cittadini. Sono state adite le vie legali, anche a livello di Unione europea, raccolte oltre due milioni di firme per chiedere al Consiglio della Radiofonia e Televisione di tornare sui suoi passi e organizzate proteste a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone. Il 21 aprile, solo a Varsavia, si sono contati centomila manifestanti. Se la decisione non sarà ribaltata, sulla piattaforma digitale non ci sarà più nessuna voce dichiaratamente cattolica. Mons. Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca, ha parlato apertamente della “cancellazione del pluralismo dei media”.

Un’altra prova della cristianofobia imperante e dell’ipocrisia delle istituzioni comunitarie che, in genere sempre pronte a difendere a oltranza la libertà di stampa e di espressione, in questo caso tacciono. (Federico Catani)

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