POLITICA ITALIANA: quote rosa per le donne manager

Il governo italiano ha varato il provvedimento in base al quale i consigli d’amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate in Borsa dovranno essere composti almeno dal 20% di donne a partire dal 2012, fino ad arrivare ad un terzo dal 2015 in poi. La notizia ha suscitato le scontate reazioni positive da parte di tutto il mondo politico tanto che il ministro Prestigiacomo ha definito quello del 9 marzo «un voto di civiltà» (“Avvenire”, 10 marzo 2011).

Eppure, l’introduzione di un meccanismo evidentemente illiberale e non meritocratico dovrebbe suscitare molte perplessità, soprattutto in coloro i quali sbandierano ad ogni piè sospinto la necessità di assicurare pari diritti a tutti. Tale norma, infatti, è senza alcun dubbio discriminatoria in quanto stabilisce per legge un tetto massimo di persone di sesso maschile che possono essere eletti nei consigli d’amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate in borsa, a prescindere dai loro meriti e dalle loro capacità.

Viceversa, le persone di sesso femminile non solo non hanno tale limitazione ma hanno addirittura assicurati dei posti, di nuovo a prescindere dalle loro capacità e dai loro meriti. Il risultato ovvio delle quote rosa sarà che ai posti di comando di società molto importanti per l’economia del Paese non ci saranno gli individui migliori e più preparati. Non è un caso che in diversi Paesi soprattutto del nord Europa, dove il processo di secolarizzazione della società è in stato molto avanzato, tali norme strutturalmente anti democratiche sono già state introdotte da tempo (la Norvegia, la Francia e la Spagna di Zapatero).

In realtà l’introduzione sempre più massiccia delle donne nel mondo del lavoro fa parte di una strategia ben più ampia tesa a minare sempre di più la famiglia tradizionale con a capo il padre di famiglia. L’obiettivo finale è esautorare completamente l’uomo dalla sua funzione principale che è quella di provvedere al sostentamento del nucleo familiare e parimenti allontanare sempre più la donna dal suo compito più importante, ossia educare cristianamente la prole e badare alle cose della famiglia. Quello che maggiormente stupisce non è la reazione positiva alle quote rosa da parte del mondo politico e laico ma da gran parte del mondo cattolico, ormai talmente colluso colla mentalità del mondo da preferire le idee malsane ma accattivanti al Vangelo.

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