POLITICA ITALIANA: Napolitano vuole annettersi Giuseppe Pella

Intervenuto a Biella, in visita ufficiale come presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo la stampa di sinistra, avrebbe fatto nel suo discorso agli amministratori locali «una citazione significativa sull’esecutivo di unità del biellese Giuseppe Pella [(1902-1981)]: “Durò poco ma servì”» (Napolitano: “Mio mandato in condizioni difficili”. Ed evoca governo di tregua nazionale, in “Il Fatto Quotidiano”, 6 ottobre 2011).

Tale riferimento al governo che il politico democristiano di destra guidò dal 17 agosto 1953 al 18 gennaio 1954 è stato subito “messo al servizio” della lotta politica in corso contro il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avendo, secondo lo schieramento progressista, «offerto all’inquilino del Quirinale lo spunto per chiedere un cambio di marcia» (ibidem).

Sulla stessa linea i quotidiani legati alla grande industria che non hanno mancato di sottolineare come il presidente della Repubblica, pronunciando «quel riferimento al governo Pella fa anche una citazione di scuola: non potrebbe non essere esperito un tentativo, con questo Parlamento, prima di pensare ad elezioni anticipate» (Antonella Rampino, Napolitano avvisa “Il governo di tregua fu utile al Paese”, “La Stampa”, 7 ottobre 2011).

Approfondendo le vicende storiche del tempo di Pella, però, si comprende bene come il suo breve “governo della Nazione”, così chiamato dalle forze di centro-destra dell’epoca, non «segnò il futuro dell’Italia repubblicana», come ha sostenuto Napolitano ma, semmai, è stata la sua caduta “pilotata” a dare la stura al decollo delle politiche dirigiste che, propugnate fin dall’immediato dopoguerra dalla sinistra Dc, trovarono sponde in settori della grande industria italiana, beneficata anche per questo nei sessant’anni successivi dalle varie conseguenti prebende statali e para-pubbliche.

Prima di essere eletto per la DC deputato all’Assemblea Costituente dal 1946 al 1948 e, in seguito, più volte alla Camera ed al Senato, Pella fu un affermato commercialista, insegnando fra l’altro contabilità nazionale nelle Università di Roma e Torino. Leader dell’ala destra del partito, non si pose affatto per motivi di piccolo cabotaggio politico alla guida di quello che, all’esclusivo scopo di favorire determinati esiti anti-governativi, è stato oggi definito «esecutivo di transizione» o «di decantazione» (A. Rampino, art. cit.).

Pella, infatti, dopo esser stato sottosegretario alle Finanze (II e III governo De Gasperi) e ministro del Tesoro (IV governo De Gasperi), da Presidente del Consiglio nel 1953-54 fu talmente lontano dai giochi di corrente da essere, proprio per questo, mollato dal suo stesso partito e dallo stesso De Gasperi.

Il suo “peccato politico”, oltre a guidare un gabinetto anti-partitocratico, nel quale furono chiamate personalità di assoluto prestigio come l’avvocato dello Stato Salvatore Scoca, ministro della Riforma burocratica, l’alto magistrato Antonio Azara al Ministero della Giustizia e l’ingegner Modesto Panetti alle Poste, fu quello di aver tentato una politica liberista conforme ai principi della solidarietà cristiana (cfr. Gabriella Fanello Marcucci, Giuseppe Pella.

Un liberista cristiano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007). Ciò secondo la linea tracciata da un altro politico cattolico, Luigi Einaudi che, allora Presidente della Repubblica, volle personalmente Pella a Palazzo Chigi stimandolo professionalmente oltre che politicamente. Anche per questo fu duramente criticato dalle sinistre fra le quali, soprattutto, si distinse il partito del quale il presidente della Repubblica è stato, non pentito, fra i maggiori dirigenti politici, il Partito Comunista Italiano.

Il governo Pella, invece, fu sostenuto per la sua fermezza anti-comunista, dimostrata anche come ministro ad interim degli Esteri contro il presidente jugoslavo Tito che minacciò di annettere militarmente Trieste alla Jugoslavia (il PCI in questa occasione lo accusò di fascismo e nazionalismo), dai monarchici e dal MSI, nel tentativo di unire le “forze sane” del Paese promosso in ambito ecclesiastico da mons. Roberto Ronca (1901-1977) e dal suo gruppo “Civiltà Italica” (cfr. Giuseppe Brienza, Identità cattolica e anticomunismo nell’Italia del dopoguerra.

La figura e l’opera di mons. Roberto Ronca, D’Ettoris Editori, Crotone 2008). Ostile negli anni successivi ad ogni tentativo democristiano ed ecclesiastico di allargare il “centro-sinistra” anche ad una alleanza col PSI, Pella a partire dal 1962 decise di tenersi definitivamente in disparte. Una personalità, quindi, da tenere ben distinta e distante dagli opportunismi e dalle falsificazioni storiche di oggi (G. B.)

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