POLITICA ITALIANA: la fuga dei cattolici dal nascente Partito Democratico

Cattolici in fuga dal nascente Partito democratico. L’emorragia di consensi riguarda proprio quel tipo di credente che negli ultimi anni sembra essersi orientato sempre più verso Sinistra: il praticante.

Cattolici in fuga dal nascente Partito democratico. L’emorragia di consensi riguarda proprio quel tipo di credente che negli ultimi anni sembra essersi orientato sempre più verso Sinistra: il praticante.
Questo almeno è il dato emerso da un sondaggio commissionato dalla Margherita all’“Ipsos” e presentato ieri dal Direttore dell’istituto di ricerca Luigi Pagnoncelli alla presenza del leader dei Dl e vicepremier France-sco Rutelli, del senatore teodem Luigi Bobba e del capo della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi e ripor-tato su “Il Giornale” del 1 agosto 2007.

I dati lasciano poco spazio a dubbi o a interpretazioni. I cattolici praticanti stanno abbandonando il Centro-sinistra a vantaggio del Centrodestra. Le intenzioni di voto sono crollate dal 44 per cento del febbraio del 2005 al 26 per cento del giugno di quest’anno. Nello stesso periodo i cattolici che scelgono il Centrodestra sono pas-sati dal 36 al 52 per cento. Stabili gli indecisi, passati dal 23 al 26 per cento.

Un campanello d’allarme per la formazione politica in via di costituzione, visto che il potenziale elettorato è per la gran parte credente. Il 68 per cento di chi vota il Pd, per la precisione, è più o meno praticante e impegna-to nella vita parrocchiale. In minoranza non praticanti e non credenti, sono il 31 per cento, e ancora di più degli appartenenti ad altre confessioni religiose, pari all’1 per cento dell’elettorato.

Chiara la richiesta di discontinuità rispetto alle scelte del governo in carica. Il 52 per cento dei cattolici pra-ticanti di entrambi gli schieramenti chiede una politica «chiaramente alternativa» rispetto a quella dell’esecutivo Prodi. In questo caso anche la maggior parte (il 62 per cento) dei credenti meno assidui, quelli che vanno alla messa solo una volta al mese, non apprezza le scelte del governo di Centrosinistra. E non si tratta di scelte in qualche modo legate all’orientamento della Chiesa. Anzi, solo una minoranza dei credenti e praticanti ritiene vincolanti le indicazioni che vengono dal Vaticano: il 25 per cento dei praticanti impegnati in parrocchia la pensa così, mentre il 74 per cento ritiene che le posizioni della Chiesa vadano ascoltate ma poi «prevale la propria coscienza».

Nessun problema, invece, per gli interventi più politici della Chiesa: solo il 21 per cento dei praticanti la parrocchia li ritiene sbagliati. Piena condivisione anche per l’iniziativa del Family Day: solo il 7 per cento dei praticanti impegnati lo ritiene un segno di chiusura dei cattolici, il resto lo condivide.

Tutte indicazioni non in linea con le scelte recenti dell’Unione e del Governo. Si salva solo Walter Veltroni. La candidatura a leader del Pd è vista positivamente dal 54 per cento dei praticanti impegnati nella vita parroc-chiale, dal 62 per cento dei praticanti non impegnati e dal 55 dei saltuari.

Dall’emorragia del voto cattolico, secondo Rutelli, il Pd deve trarre un insegnamento: «Dobbiamo far com-prendere che chi è cattolico sarà pienamente a casa sua nel Partito Democratico. Dobbiamo dare risposte chiare, recuperare fiducia e consensi con una politica che si basi sui valori. Tutto il Pd deve essere laicamen-te apertissimo ai valori cattolici».

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