POLITICA ITALIANA: in Italia giovani a rischio estinzione

Il direttore del Censis, Giuseppe Roma, all’audizione presso la Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera, ha diffuso dati allarmanti circa la composizione della popolazione italiana, sulla base dei quali emerge che «l’Italia è un Paese che invecchia e i giovani sono a rischio estinzione… Negli ultimi dieci anni, dal 2000 al 2010, abbiamo perso più di due milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni» (“Il Giornale”, 17 maggio 2011).

Il dato è scioccante ma, purtroppo, ampiamente prevedibile, vista la massiccia politica antinatalista portata avanti dalle lobby anticristiane con l’appoggio determinante dei governi nazionali e sovranazionali. Solamente con la legalizzazione dell’aborto volontario, avvenuta nel 1978 con la legge 194, a più di cinque milioni di esseri umani è stato brutalmente impedito di nascere, e sono proprio quei cittadini che mancano all’appello.

D’altra parte, già il divorzio ha contribuito pesantemente alla denatalità generale, minando alla base la stabilità della famiglia tradizionale fondata sull’unione indissolubile tra un uomo ed una donna; con l’introduzione del principio giuridico dell’amore “a tempo”, gli interessi del singolo individuo hanno preso il sopravvento su quelli del nucleo familiare e l’egoismo ha scalzato l’altruismo, assumendo la forma della chiusura alla vita. Parallelamente, la diffusione sempre più massiccia della pratica contraccettiva unita al libertinaggio sessuale ha alimentato la cattiva abitudine dell’uomo a pensare prevalentemente a sé e al proprio piacere. Senza contare l’avanzata dell’ideologia omosessuale che mira a scardinare l’ordine morale e a diffondere il virus della bestialità contro natura, intrinsecamente infeconda.

Sopra tutto, però, incide la diffusione dell’ateismo, pratico e teorico, che ha tolto alle famiglie la necessaria fiducia nella Divina Provvidenza, senza la quale le difficoltà della vita e le incertezze del domani rappresentano degli ostacoli insormontabili da superare. L’uomo ha paura del futuro perché conta prevalentemente su se stesso e sulle proprie forze e non riflette abbastanza sull’enorme dono che il Signore gli ha dato, ossia di divenire compartecipe della Creazione attraverso l’atto procreativo. Fino a quando la politica non combatterà i veri mali che affliggono la società e gli impediscono di crescere e svilupparsi anche economicamente, ma si limiterà ad iniziative “tampone” che non li affrontano alla radice, sarà estremamente difficile invertire l’attuale tendenza.

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