POLITICA INTERNAZIONALE: gli echi di Orwell nella Eurasia di Putin

Probabilmente la prospettiva dell’unione tra Russia, Kazakistan e Bielorussia non riempirà la maggior parte dei Russi di orgoglio imperiale; ma per un piccolo gruppo di “eurasiatisti” impegnati, l’annuncio di Vladimir Putin di una “Unione euroasiatica” tra i tre Paesi corona una vita passata nell’oscurità politica.

«Abbiamo aspettato 25 anni perché queste parole venissero pronunciate in pubblico dai nostri governanti», ha affermato Alexander Dugin, leader del Movimento Eurasiatista, nella cui visione intransigente, la patria russa sembra minacciata da un complotto occidentale conosciuto come “atlantismo”, al quale si deve contrapporre la potenza “eurasiatica”.

In tale visione, la nuova Russia costituirebbe una versione leggermente modificata dell’Unione Sovietica, non priva di un’eco dal romanzo distopico 1984 di George Orwell, in cui l’Eurasia era uno dei tre continenti sovranazionali (gli altri due erano l’Oceania e l’Estasia), in guerra perenne tra loro.

Dugin fu dissidente negli anni Ottanta e si unì all’opposizione nazionalista contro Boris Eltsin negli anni Novanta: ora è tornato al punto di partenza. Nel 2000, con l’ascesa di Putin al Cremlino, si è trasformato senza sforzo da ideologo della linea dura di opposizione a politologo filo-governativo, tanto che Eduard Limonov, uomo politico di opposizione, un tempo tra suoi primi collaboratori (assieme avevano fondato il Partito Nazional-Bolscevico) e ora un suo feroce avversario, lo ha definito scherzosamente «il Cirillo e Metodio del fascismo».

Oggi nemmeno lo stesso Dugin cercherebbe di nascondere il proprio stretto rapporto con il Cremlino e da esso sono stati ispirati molti suoi progetti politici, come il partito nazionalista Rodina (Madrepatria) e l’Unione dei Giovani Eurasiatici. Recentemente il quotidiano “Izvestia” ha pubblicato un articolo di Putin con un implicito riconoscimento fin dal titolo: Eurasia: il futuro che sta nascendo oggi. Dugin ha immediatamente commentato: «Li abbiamo aiutati nella preparazione, ma, purtroppo, hanno ammorbidito le nostre proposte».

In origine l’Eurasiatismo era il movimento dei Russi “bianchi” che tra le due guerre emigrarono in Europa per sfuggire alla rivoluzione bolscevica: esso si basò anche sull’opera di Aleksandr Blok (1880-1821), il poeta simbolista che cantò l’origine asiatica dei Russi. Gli attuali Eurasianisti hanno teorizzato che il territorio dell’ex impero russo abbia formato un naturale corpo geopolitico e culturale destinato a rimanere unito.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, l’Eurasianismo ha assistito ad una rinascita e sembra che Putin ne sia almeno parzialmente attratto, dato che nel 2000 ha creato la Comunità Economica Eurasiatica ed ora, a quanto pare, l’Unione Eurasiatica.

Viene in mente una citazione fatta da Keynes nel 1936: «Pazzi al potere, i quali odono voci nell’aria, distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro». Ai tempi dell’Unione Sovietica, la censura era espressa in molte forme: la più agghiacciante consisteva nella cancellazione dalle foto ufficiali dei volti degli uomini politici considerati traditori.

Sembra che i vecchi metodi stiano tornando, a giudicare dalla velocità con cui l’ex Ministro delle Finanze Aleksej Kudrin è passato dall’essere considerato un eroe al venir cancellato, dopo che ha osato sfidare il presidente Medvedev. Il 26 settembre la televisione di Stato ha trasmesso la dichiarazione con cui il Presidente ha esautorato Kudrin.

Non è stato mostrato né il volto dell’ex Ministro, né si è fatto cenno alla sua replica all’affermazione di Medvedev secondo cui egli si sarebbe dimesso («Dovrò parlarne con il Primo Ministro [Vladimir Putin]»). Mentre perdurava il silenzio della televisione, il filmato di replica si è diffuso a macchia d’olio su YouTube. Da allora, Kudrin è sparito dalla scena (dal “Financial Times” del 5 ottobre 2011).

Donazione Corrispondenza romana