POLITICA INTERNAZIONALE: navi americane antimissile nel Golfo

Il Pentagono ha posizionato un imprecisato numero di navi-antimissile Aegis nelle acque del Golfo Persico creando di fatto uno scudo balistico a difesa degli Emirati in caso di attacco da parte dell’Iran. A svelare la mossa del ministro Robert Gates – riferisce “La Stampa” (1 gennaio 2010) – è stato David Petraeus, comandante delle truppe in  Medio Oriente, intervenendo all’Institute for the Study of War di Washington con una relazione talmente dettaglia da costituire un monito alla Repubblica Islamica. Le unità Aegis sono navi dotate di radar e missili intercettori in grado di individuare, seguire e abbattere vettori nemici in arrivo, di corto e medio raggio.

È da almeno quattro anni che il Pentagono è in grado di creare uno scudo antimissile di fronte alle acque di qualsiasi nazione posizionando le unità Aegis: i primi test sono avvenuti con successo nella preparazione della difesa dei territori di Giappone e Corea del Sud in occasione dei testi missilistici della Corea del Nord. Aver posizionato tali unità oltre gli Stretti di Hormuz significa disporre di un consistente numero di intercettori che potrebbero abbattere missili lanciati dall’Iran in caso di crisi con Israele oppure gli Emirati, dove si trovano numerose basi Usa. Qatar, Kuwait, Bahrein e Emirati Arabi Uniti hanno siglato con Washington accordi ad hoc che – secondo quanto riportato dal “New York Times” – consentono a queste unità di sostare nei loro porti.

Anche il Kuwait ha deciso di rinnovare la proprie difese missilistiche (Patriot), contemporaneamente alla scelta dell’Arabia Saudita di acquistare negli ultimi 24 mesi 25 miliardi di nuove forniture di armi americane oltre a consentire a Washington di aumentare da 20.000 a 30.000 uomini il proprio contingente, incaricato di difendere in caso di guerra le infrastrutture petrolifere. Gli Emirati Arabi invece hanno acquistato da Washington 80 caccia F-16 e stanno negoziando con Parigi per ottenere un imprecisato numero di jet Rafale. Poi vi sono i nuovi sistemi di difesa anti-aerea Thaad che Arabia Saudita e Emirati Arabi stanno installando mentre altre monarchie del Golfo meditano analoghe decisioni.
Si tratta di un processo di rafforzamento complessivo delle difese anti-missilistiche della maggioranza degli Stati del Golfo che si sentono minacciati dal rischio di subire rappresaglie militari iraniane in caso di escalation della tensione fra Teheran e la comunità internazionale sul nucleare. La scelta del Pentagono di far venire alla luce questo dispositivo militare parrebbe tesa a far sapere a Teheran che se dovesse decidere di scatenare una guerra regionale con il proprio arsenale missilistico si andrebbe a infrangere contro lo Scudo creato da Robert Gates.

L’unico tipo di vettori iraniani che le Aegis non sono in grado di bloccare è il missile intercontinentale Shebab-3 che però, secondo l’intelligence Usa, è ancora in fase sperimentale. A far temere blitz missilistici iraniani è l’accresciuta influenza a Teheran del corpo dei Guardiani della Rivoluzione, fedelissimi del leader supremo Ali Khamenei, riusciti a prendere le redini dell’apparato militare indebolendo di molto il clero sciita.

Forse non è un caso che il messaggio di Petraeus a Teheran sia stato recapitato in coincidenza con il pressing diplomatico del Dipartimento di Stato per arrivare all’approvazione di nuove sanzioni Onu contro l’Iran.

Dal 1 febbraio a presiedere il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è la Francia di Nikolas Sarkozy e Hillary Clinton punta ad arrivare in fretta al voto, contando sull’assenso di Mosca e l’astensione di Pechino. A confermare l’aumento di tensione con l’Iran c’è quanto avvenuto negli ultimi giorni a Capitol Hill, dove il Congresso ha approvato una risoluzione che assegna ampi poteri al presidente Obama per varare nuove sanzioni nazionali contro l’Iran, suggerendogli in particolare l’“opportunità” di colpire l’importazione iraniana di benzina e carburanti raffinati.

Fra gli strumenti che Obama ha a disposizione ci sono possibili sanzioni contro le aziende straniere che forniscono benzina all’Iran, garantendo l’afflusso di un prodotto strategico in una nazione dove c’è forte carenza di raffinerie.

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