POLITICA INTERNAZIONALE: Kim Jong-il prepara la successione nel nord-Corea

Il «caro leader» nordcoreano Kim Jong-il è stato confermato segretario generale del Partito dei Lavoratori del Nord, partito unico al potere dal 1948. La notizia viene dall’agenzia Hsin Hua (Nuova Cina), che cita la consorella nordcoreana “Kcna”. La nomina è stata decisa dal Congresso del Partito che si è aperto il 28 settembre 2010 a Pyongyang.

Il dittatore comunista ha nominato 39 generali, di cui sei a «quattro stelle», tra cui la sorella Kim Kyoung-hui, 64 anni, e il terzogenito Kim Jong-un. La direttiva numero 0051, diffusa di notte a poche ore dall’avvio del Congresso, è stata uno strumento per aprire la strada della successione a Kim Jong-un e a forgiare legami più stretti con la classe di vertice.

La Kcna riferisce che Kim Jong-il «crede fermamente che i militari dell’Esercito popolare di Corea continueranno a sostenere la leadership del partito e a completare la spinta rivoluzionaria iniziata nel monte Paekdu», che simboleggia la dinastia del tiranno. In un altro dispaccio, la “Kcna” annuncia che il capo di Stato maggiore generale dell’esercito Ri Yong-ho è stato promosso vice maresciallo: una mossa interpretata come un atto di «benevolenza» verso l’elite militare, il cui sostegno è fondamentale per il consolidamento della leadership di Kim Jong-un.

Kim Jong-un, di cui esiste soltanto una foto di quando era bambino, dovrebbe avere circa ventisette anni. Alcune fonti riferiscono che avrebbe frequentato sotto falso nome l’International School of Bern, ove avrebbe imparato inglese, francese e tedesco, altre sostengono che non avrebbe mai lasciato il suolo patrio e che sarebbe fisicamente e caratterialmente uguale al padre: medesima predisposizione al diabete, medesimo amore per il potere e il lusso ( “Il Foglio”, 28 settembre 2010).

Da alcuni mesi il “giovane generale” appare sui manifesti propagandistici e il 28 maggio 2010 il padre ha imposto alle missioni diplomatiche all’estero di giuragli fedeltà. Poi, alla fine di agosto, padre e figlio si sono recati a Pechino in gran segreto, evidentemente per ottenere la “benedizione” di Hu Jintao. Nonostante questi segnali, però, l’ascesa al potere della terza generazione dei Kim – il primo fu l’«amato leader», «presidente per l’eternità» Kim Il-sung, morto nel 1994, padre dell’attuale tiranno, ideologo della Juche, pastone di stalinismo e confucianesimo con radici nella tradizione nazionale, fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea (Chosŏn Minjujuŭi Inmin Konghwaguk) – è ancora avvolta nell’incertezza. L’ex presidente Usa Jimmy Carter, di ritorno da Pyongyang via Pechino negli stessi giorni in cui il «caro leader» era in Cina, ha riferito che Hu Jintao non ritiene scontata la successione.

Alla dinastia dei Kim si deve la trasformazione della Corea del Nord in una nazione fuori dal tempo. Un limbo in cui la vita scorre povera fra indottrinamento ideologico, terrore di finire nei campi di detenzione, nessuna libertà religiosa o di pensiero.

Non c’è la televisione e non c’è internet, c’è la radio, ma presintonizzata sull’unico canale di Stato, i giornali sono veline di partito. L’energia scarseggia, perciò l’illuminazione è poca e la vita notturna inesistente. Così 23 milioni di nordcoreani non sanno, non vedono eppure, legati al loro capo da una dipendenza assoluta, raramente scappano. I pochi che ci provano finiscono nei lager o, se la fuga riesce, ci impiegano anni per riprendersi dallo choc di aver visto il mondo reale.

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