POLITICA INTERNAZIONALE: kerenskismo obamista-lulista e Honduras

Riportiamo alcuni passaggi di un interessante articolo di Armando Valladares, pubblicato su “Agencia Destaque Internacional” il 23 settembre 2009.

Con l’autorizzazione del Palazzo di Itamaraty, la cancelleria del “moderato” presidente del Brasile Lula da Silva, a fare entrare nella sua ambasciata a Tegucigalpa (Honduras) il deposto presidente chavista Zelaya in qualità di “ospite” e non come “rifugiato”, il Brasile si è intromesso nelle questioni interne honduregne in maniera brutale e poco diplomatica.

Così facendo ha contribuito a creare in Honduras un inedito “governo parallelo” pro Chávez, diventando altresì responsabile degli episodi di violenza e di sangue in atto. Il deposto presidente Zelaya si è servito della sua rete diplomatica per arringare i suoi sostenitori, contribuendo a produrre una situazione esplosiva nel Paese.

Il presidente brasiliano, probabilmente intuendo il modo in cui è stato posto nell’occhio del ciclone dalla sua cancelleria, da New York, dove ha assistito all’inaugurazione dell’Assemblea Generale dell’ONU, ha chiesto a Zelaya di moderare i toni. Ha preteso inoltre il rispetto dell’extraterritorialità della sua sede diplomatica in Honduras, nel momento in cui Itamaraty stava violando le elementari norme internazionali vigenti nel Paese. Il presidente Lula ha recentemente proposto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per analizzare una situazione delicata che la sua diplomazia ha decisamente contribuito a creare. Senza dubbio a fare le spese delle perdite umane, sociali ed economiche è il popolo honduregno, soggetto a un’incomprensione internazionale forse inedita nella storia; ma il conto politico sarà pagato in buona parte dal governo brasiliano, dal suo attuale presidente e dalla sua diplomazia. Se oggi, in America del Nord, il kerenskismo, che favorisce le sinistre, è rappresentato dal presidente Obama, in America del Sud è probabilmente incarnato dal presidente Lula.

Se la Cuba comunista sopravvive, lo deve in gran parte all’appoggio di Chávez, all’enorme supporto politico, diplomatico ed economico del kerenskismo lulista. Il successo di Chávez, a sua volta, è dovuto soprattutto al kerenskismo lulista, che lo ha sostenuto pubblicamente nei momenti di maggiore difficoltà interna, contribuendo a scoraggiare l’opposizione venezuelana. Il kerenskismo lulista ha appoggiato politicamente ed economicamente anche la Bolivia e l’Ecuador, favorendo in questo modo le violenze ancora in atto in entrambi i Paesi. In recenti dichiarazioni al “Washington Post”, l’ambasciatore Jeffrey Davidow, uomo di punta del presidente Obama, ha riconosciuto che nell’America Latina di oggi il pericolo più grave del militarismo è il populismo di tipo chavista. Sostanzialmente il maggior pericolo è il “kerenskismo” che prepara il terreno al populismo, all’indigenismo e ad altri fenomeni postmoderni che stanno prendendo il posto del comunismo classico.

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