POLITICA INTERNAZIONALE: i socialisti spagnoli e l’opzione cattomarxista

C’è crisi di fiducia all’interno del Partito socialista spagnolo, il Psoe. I sintomi, molto chiari, sono emersi in occasione del recente Congresso della Lega Internazionale dei Socialisti Credenti, svoltosi a Cordoba. Qui il grido d’allarme è stato lanciato: occorre ridarsi “un’anima”. E per farlo, in assenza di alternative e carenza di idee, non si è trovato niente di meglio che rispolverare i vecchi e logori stereotipi (sempre tanto cari, però, alla sinistra europea) di un’intesa impossibile tra Marx e Vangelo, vedendo in ciò addirittura l’unico strumento plausibile di “redenzione” per un rinnovamento, che si presenterebbe ormai come “necessario” ed improrogabile.

A rilanciare l’offensiva “cattosocialista”, è stato niente meno che il presidente dell’assise, l’on. José Bono, il quale ha auspicato che vengano presto «iniettati valori cristiani all’apparato ideologico». Non si tratta – ha rassicurato – di «cristianizzare il Partito Socialista», bensì di cercar le giuste risposte ai problemi ormai ineludibili posti dalla società attuale. In tal senso, «incorporare i valori cristiani nell’“ideario” socialista» potrebbe essere «una delle forme più profonde e sincere di cambiamento nel segno della solidarietà». Il presidente non ha specificato se il partito debba convertirsi o meno a tali valori già in occasione del dibattito sulla nuova legge sull’aborto, però non si è risparmiato un affondo a proposito delle dichiarazioni del Vescovo Ausiliare di Madrid, mons. Juan Antonio Martinez Camino, che ha precisato a chiare lettere come i socialisti cattolici abortisti non siano in comunione con la Chiesa. «Ci tengo a dire – ha precisato Bono – che come cristiano aspiro a seguire Cristo e non questo Vescovo».

Ma non ci si è voluti far mancare nemmeno un tentativo, almeno abbozzato, di autocritica interna, dichiarando come il Psoe in passato «abbia cercato di ridurre al silenzio molte persone di buona fede», solo «per evitare che il manifestarsi di discrepanze potesse far sembrare il partito diviso». In proposito, ha esortato una profonda riflessione, poiché «se in una struttura vige il “pensiero unico” significa o che uno solo pensa per tutti o che non pensa nessuno».

A ciò ha aggiunto che «bisogna bandire l’idea, prevalente nella mentalità di Sinistra, secondo la quale ogni progresso possa avvenire solo nella misura in cui la politica riesca a smarcarsi dalla religione».

Subito dopo la chiamata “alle armi”, suonata dal ministro per gli Affari Esteri, Miguel Angel Moratinos: «se cristiani e socialisti devono collaborare – ha detto –, bene, lo facciano, ma con spirito combattivo in parole ed opere, al servizio del partito e dell’ideologia, per dare maggior forza alle convinzioni che difendiamo». Una strumentalizzazione della fede evidente, all’insegna di un “volemose bene” di facciata e di un nuovo diktat: “Cristiani e compagni di tutta la Spagna, unitevi!”.

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