POLITICA INTERNAZIONALE: clamorosa sconfitta delle sinistre in Portogallo

Nelle elezioni legislative anticipate del 5 giugno i socialisti portoghesi hanno registrato una sconfitta ben superiore a quella prevista dai sondaggi.

Considerato come uno dei più disastrosi Primi Ministri della storia recente del Paese, José Sócrates è stato costretto a dimettersi dalla direzione del Partito Socialista. I numeri parlano chiaro: i socialisti hanno ottenuto appena il 28,5% dei voti nel 2011, contro il 37% del 2009 e il 45% del 2005. La crisi economico-finanziaria, di cui i socialisti sono in gran parte responsabili e che ha quasi portato il Portogallo alla bancarotta, è stata all’origine di questa sconfitta.

Nonostante ciò, sarebbe riduttivo negare il ruolo di promotore di leggi antifamiglia svolto dal Primo Ministro Sócrates durante il suo mandato. Egli è stato una delle figure più dannose che abbia conosciuto il Paese, avendo favorito leggi come il divorzio rapido, il “matrimonio” omosessuale e l’aborto, dopo un referendum che non ha raggiunto il 50% dei votanti, così come previsto dalla Costituzione portoghese.

Gli sconfitti della notte elettorale però non sono stati solo i socialisti. Mentre gli stalinisti del Partido Comunista Português hanno conservato il loro elettorato, i trotzkisti postmoderni del Bloco de Esquerda hanno perso la metà dei deputati. Il futuro dirà chi dovrà ereditare le carcasse di Trotskij e Stalin.

Dalla parte dei vincitori vi è stato il Partido Social Democrata, un assembramento di liberali, conservatori e socialisti moderati (che integra il gruppo del PPE al Parlamento Europeo) che ha ottenuto il 39% dei voti. Il CDS, democratici cristiani, sono rimasti al 12%. I due partiti si sono dovuti alleare per formare il nuovo governo, detto di centro-destra, che conta però una debole maggioranza in Parlamento.

Al nuovo governo uscito dalle recenti elezioni aspetta un compito non facile, perché dovrà tener conto dell’accordo firmato tra la cosiddetta Troika – UE, BCE e FMI – e i tre partiti, quello socialista (adesso all’opposizione), il PSD e il CDS, per un prestito iniziale di 78 mila milioni di euro, legati a un severo piano di risanamento economico-finanziario. Ciò che non sembra sfuggire all’opinione pubblica è la percezione che lo stesso euro, moneta di gran parte dei Paesi che fanno parte dell’UE, è una delle cause della tempesta che scuote le regioni periferiche dell’Europa.
Come accade normalmente nei casi in cui il cosiddetto centro-destra vince le elezioni, praticamente nessuna delle leggi contro la famiglia del precedente governo sarà messa in discussione. L’elettorato conservatore cattolico che vota per questi partiti è condannato, invariabilmente, ad accompagnare la sconfitta della famiglia quale cellula fondamentale della società e salvaguardia della tradizione, che le democrazie contemporanee, con le loro maggioranze relative, stanno indebolendo e perfino distruggendo.

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