POLITICA INTERNAZIONALE: Chavez censura i media d’opposizione

Il governo venezuelano non esiterà ad applicare la legge e a condannare l’emittente televisiva d’opposizione Globovision. Lo ha dichiarato il 7 settembre scorso Diosdado Cabello, responsabile della Commissione Nazionale delle Telecomunicazioni (Conatel).


Il Conatel ha notificato alla Globovision – la tv privata più critica verso il regime marxista di Hugo Chavez – l’apertura di una procedura amministrativa che potrebbe concludersi con pesanti sanzioni. Le autorità rimproverano alla Globovision l’apparizione sugli schermi del messaggio di un telespettatore che invitava a rovesciare con la forza il presidente Chavez. «Non ci sono scuse – tuona Cabello – […].

I messaggi passano al vaglio delle emittenti, perciò quel che va in onda è ciò che la televisione vuole che vada in onda». «Globovision è assolutamente contraria a qualsiasi messaggio che possa incitare ad azioni gravi quali un colpo di Stato. Quanto accaduto pare piuttosto un ulteriore mossa, fortunatamente fallita, nella campagna condotta per costringerci all’autocensura», ha ribattuto Cristina Nunez, responsabile legale dell’emittente incriminata. Il regime ha comunque sollecitato anche un’inchiesta penale che potrebbe concludersi con l’oscuramento definitivo di Globovision, qualora i reati ascrittigli fossero riconosciuti. Globovision ha già ricevuto sanzioni e minacce da parte di membri del governo che la hanno accusata di «terrorismo mediatico».

Contemporaneamente il regime di Hugo Chavez si prepara a decretare la chiusura di almeno 29 radio nell’ambito di un controverso piano di redifinizione della struttura del panorama audiovisivo nazionale. Diosdado Cabello ha annunciato che altre 29 radio – dopo le 34 emittenti radiotelevisive messe fuori legge il mese scorso – non avrebbero le licenze in regola. Preoccupate le associazioni dei giornalisti e le organizzazioni per la libertà di stampa e i diritti umani. «Non è assolutamente una sorpresa – dice Alonso Moleiro, vice-presidente del Collegio Nazionale dei Giornalisti – ma non bisogna sottovalutare la rabbia popolare. Noi crediamo che la protesta popolare, esercitata in modo pacifico e costituzionale, e la pressione internazionale, possano spingere il governo a riflettere».

Il governo, dal canto suo, replica osservando che le misure in esame non sono repressive ma vanno nel senso di una «democratizzazione» dei media del Paese. Cabello respinge ogni critica: «Parlano di una scelta politica ma è falso. Tra le 34 stazioni chiuse in agosto diverse erano filogovernative. […] Ora ce ne sono altre 29 nelle stesse condizioni di irregolarità […]».

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