POLITICA INTERNAZIONALE: Bruxelles “Bronx d’Europa”

«Bisogna aver paura di vivere a Bruxelles?» è l’interrogativo che ha posto il quotidiano “La Libre Belgique” il 14 aprile. Secondo un reportage di marzo della televisione francese France 2, Bruxelles è divenuta «il Bronx d’Europa». Così lo definisce anche David Carretta su “Il Foglio” del 23 aprile, mentre secondo il quotidiano tedesco “Die Welt”, come evidenziato a ottobre 2009, la capitale belga sarebbe un «Eldorado per criminali». Nel 2009 ci sono state 15 aggressioni violente contro più di 300 nel centro di Bruxelles.


Città di poco più di un milione di abitanti, divisa in diciannove comuni, capitale di due regioni (Bruxelles e le Fiandre), capitale di un Paese (il Belgio), capitale di un continente (l’Europa), Bruxelles viene generalmente considerata una città “a misura d’uomo” e le sue autorità federali, regionali o comunali replicano all’unanimità che «Bruxelles non è diversa dalle altre capitali».

Eppure, in seguito all’apertura delle frontiere e a una debole centralizzazione dello Stato, dagli anni settanta la capitale belga è diventata la piattaforma attorno a cui circolano varie forme di criminalità e di traffici: mafia siciliana, camorra napoletana, ndrangheta calabrese vi hanno aperto pizzerie e cantieri immobiliari. Le mafie albanese e dell’est europeo fanno transitare decine di migliaia di auto rubate. Lo scandalo pedofilia degli anni Novanta, il caso Marc Dutroux, ha fatto emergere inoltre una vera e propria tratta di bambini e prostitute. A Bruxelles si è sperimentato il car-jacking, in base al quale i proprietari di grosse cilindrate bloccati ai semafori, vengono costretti a cedere la propria auto sotto la minaccia di una pistola. Altra specialità della “casa” è l’home-jacking: i ladri aspettano fuori dal garage e, oltre a rubare le auto, entrano direttamente nelle case. La criminalità a Bruxelles è ormai una questione internazionale, anche nei quartieri considerati “ultrasicuri”, tra i quale spicca il quartiere che ospita le istituzioni comunitarie.

Di fianco ai grattacieli di vetro delle istituzioni comunitarie, c’è una altro quartiere-comune, Saint Josse, abitato prevalentemente da alloctoni di origine musulmana: Saint Josse è anche il comune più povero del Belgio. Una piccola minoranza di giovani di origine arabo-musulmana, spesso indottrinata da gruppi islamisti, ha preso in ostaggio alcune zone della città, dove le forze dell’ordine hanno ormai paura di avventurarsi. Diventano così veri e propri padroni di quartieri “ai confini della legalità”, attaccano quelli che chiamano “i visi pallidi”, ma anche le ragazzine della loro stessa comunità che si rifiutano di portare il velo.

Le rivolte sono ormai all’ordine del giorno e le “molotov” contro la polizia o la porta di una sinagoga data alle fiamme diventano “incidenti minori”. Il sito internet ufficiale di Bruxelles vanta però il suo multiculturalismo: «A fianco degli hotel internazionali di place Rogier, dei grattacieli di place Madou e della piccola Manhattan del Nuovo quartiere nord, si estendono quartieri in cui la popolazione, a forte maggioranza turca, ha ricreato l’atmosfera conviviale e animata delle città orientali».

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