POLITICA INTERNAZIONALE: assordante silenzio sui dissidenti secondo Frattini

«Sono stupefatto del silenzio che anche in Italia c’è intorno alla vicenda dei dissidenti cubani – dichiara il ministro degli Esteri Franco Frattini in una intervista al “Corriere della Sera” (6 aprile 2010) –. Mentre quando si tratta di dissidenti cinesi o birmani, o di altri Paesi in giro per il mondo, ci sono interrogazioni, proteste, manifestazioni, in questo caso c’è soprattutto silenzio.


Qui c’è un signore che si è lasciato morire di fame e di sete, un altro al quale potrebbe succedere la stessa cosa e Castro dice che se la sta cercando. Se poi ci affidiamo alla sola informazione dei blog, dove si può anche trovare che l’Olocausto non è avvenuto, allora non andiamo da nessuna parte. Se si comincia a screditare la dissidenza non si sa dove si può finire». «Dobbiamo essere molto chiari e fermi – spiega Frattini – nel ribadire che noi sosteniamo la tutela senza se e senza ma della libera informazione dei cubani e la salvaguardia dei loro diritti fondamentali. Se non lo facessimo noi europei, così come gli americani, creeremmo il classico esempio di doppio standard. Abbiamo spesso protestato, sospeso negoziati, rinviato accordi, con tantissimi Paesi, non si vede perché non dovremmo farlo con Cuba».

«Quello che la comunità internazionale cerca – precisa – non è un’interferenza, ma è solo la richiesta che venga garantito il dissenso e la libertà di opinione. Nessuno vuole cambiare il regime».

Non si dice quindi meravigliato dal «linguaggio da Guerra Fredda» usato da Raul Castro. E neanche dalle tesi che vedono nei dissidenti cubani gente al soldo degli americani: ma assecondare queste tesi, avverte, porterebbe a dire che «anche dietro i dissidenti iraniani ci sono potenze straniere che vogliono sovvertire il regime, cosa che del resto il presidente iraniano sostiene».

Sulla richiesta della presidenza spagnola della Ue di un incontro Europa-Cuba per rivedere i rapporti, Frattini sottolinea che «[…] All’inizio della presidenza di Raul ci sono stati diversi, segni di apertura ma adesso sembra che le porte si siano richiuse». «L’Europa non può fare sconti – aggiunge –. Non daremo, in questo contesto, il nostro consenso a una normalizzazione dei rapporti. Io stesso ho votato a favore di questi passi avanti ma non mi sembra che riceviamo qualcosa in cambio. Il Paese, il suo popolo, meriterebbe certamente l’apertura dei mercati e delle relazioni economiche: l’Italia aveva dei progetti di cooperazione importanti ed è pronta a ripartire immediatamente, ma ovviamente non di fronte a quanto accade». In merito alle sanzioni il ministro sottolinea che «c’è sempre chi le mette in discussione, ma quali leve abbiamo noi Paesi democratici, noi europei, gli Stati Uniti, se non quelle delle sanzioni? Non credo che si sarebbero potute immaginare misure diverse, così come non ho creduto a misure alternative per la Birmania o in questi giorni per l’Iran».

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