POLITICA INTERNAZIONALE: a Sharm El Sheikh il vertice dei Non Allineati

Trasformazione in Grande Alleanza dell’anti-Occidente o definitivo precipitare nell’irrilevanza? Il vertice tenutosi nell’egiziana Sharm El Sheikh dall’11 al 16 luglio sembra confermare una volta di più i nodi irrisolti del Movimento dei Non Allineati.


Originato nel 1955 da 29 Paesi del Terzo Mondo che si erano riuniti in Conferenza a Bandung con l’idea di chiamarsi fuori dalla contrapposizione Est-Ovest, costituito formalmente nel 1961 a Belgrado col principio che i suoi membri non avrebbero dovuto fare né alleanze e né patti difensivi con i Paesi dei due blocchi, in realtà fu presto infiltrato da clienti dell’Urss, fino a quel vertice dell’Avana del 1979 in cui la presidenza di turno cubana teorizzò apertamente l’alleanza tra i Non Allineati a Mosca.

Ma ciò non ha mai impedito di entrarvi anche a regimi che invece erano impegnati con l’Occidente anche in modo importante, e per i quali l’appartenenza a quel forum costituisce un più o meno ipocrita e demagogico omaggio a una pretesa “virtù” terzomondista. È vero che alla fine sono sempre stati gli anti-occidentali a dettare l’agenda e gli slogan: ma con l’intesa implicita che comunque non se ne sarebbe fatto mai niente, tant’è che il Movimento non dispone neanche di un Segretariato permanente.

Anche per questo, il Movimento dei Non Allineati non ha mai impedito ai suoi aderenti di farsi guerre tra di loro, pur restandone membri: India contro Pakistan, Iran contro Iraq, Etiopia contro Somalia… Il colmo fu nel 1992, quando la Jugoslavia tenne la presidenza di turno mentre si disintegrava per la guerra civile, dopo di che finì espulsa in seguito all’ira dei partner islamici per ciò che avveniva in Bosnia. In seguito la costituzione di forum come il G77, il G20 o il G14 ha pure privato il Movimento dei Non Allineati di un possibile ruolo di coordinamento del Terzo Mondo di fronte alle esigenze di governance dell’economia globalizzata, che avrebbe potuto delinearsi. E la sua impotenza è risaltata al massimo nel 2006, quando il vertice dell’Avana diede un’indicazione di appoggio per l’elezione del Venezuela di Chávez al Consiglio di Sicurezza, che poi la maggior parte dei soci non rispettò.

Eppure, i postulanti all’ammissione hanno continuato ad affollarsi, al momento che oggi i 118 membri rappresentano i due terzi dei governi presenti all’Onu e il 55% della popolazione mondiale. Questo è anche il forum in cui è rappresentato tutto l’Asse del Male: dall’Iran di Ahmadinejad, che avrà la prossima presidenza di turno dopo il filo-americano Egitto e che già regge il Movimento in una curiosa troika con lo stesso Egitto e con Cuba, alla Corea del Nord di Ahmadinejad, alla Siria di Bashar Assad, alla Bielorussia di Lukashenko o al Sudan di Omar al-Bashir, il quale ultimo ha tranquillamente potuto recarsi al vertice senza curarsi del mandato di arresto da parte del Tribunale penale internazionale.

Anzi Gheddafi, forse bisognoso di tornare a farsi un bagno di immagine terzomondista dopo le strette di mano a Berlusconi e a Obama e la partecipazione al G8, ha parlato di creare un Tribunale penale internazionale dei Non Allineati autonomo da quell’altro che «tratta Bashir come un ladro», ha proposto il Movimento come anti-G8 ed ha difeso la scelta nucleare di Teheran.

Curiosamente, però, lo stesso Gheddafi ha colto l’occasione per rivelare che la Libia era andata a un passo di dotarsi dell’arma atomica, e che vi aveva rinunciato nel 2003 perché era diventato «troppo pericoloso per la sicurezza della Libia». Traduzione: perché aveva paura di fare la stessa fine di Saddam Hussein. Insomma, alla fine dai Non Allineati è arrivata la più sorprendente delle difese per George W. Bush.

Donazione Corrispondenza romana