POLITICA INTERNA: le ragioni del voto del 13 aprile

Quali sono le ragioni profonde dell’esito elettorale del 13 aprile? Bisogna partire dalle prime elezioni repubblicane, quelle del 18 aprile 1948, quando la Democrazia Cristiana prevalse massicciamente contro il Partito Comunista.





Quali sono le ragioni profonde dell’esito elettorale del 13 aprile? Bisogna partire dalle prime elezioni repubblicane, quelle del 18 aprile 1948, quando la Democrazia Cristiana prevalse massicciamente contro il Partito Comunista.

La diga allora innalzata contro il social-comunismo non fu però costituita dalla DC nascente, ma dal popolo cattolico, rappresentato dai Comitati Civici, voluti da Pio XII e affidati al Vicepresidente dell’Azione Cattolica Luigi Gedda.

La DC, che da allora avrebbe mantenuto il potere in Italia per oltre quarant’anni, disattese il progetto di Pio XII di restaurazione culturale e morale della società italiana dopo la catastrofe bellica.
La persona di Gedda, come ricorda Marco Invernizzi su “Il Timone” (aprile 2008), fu sottoposta, per il suo nitido anticomunismo, ad una sorta di damnatio memoriae, mentre, a partire dagli anni Sessanta, la Democrazia Cristiana di Moro imboccava la strada del centro-sinistra e del “compromesso storico”.

Risale a quegli stessi anni l’inizio della scollatura tra “Paese reale” e “Paese legale”, tra il popolo cattolico, anticomunista e ancorato ai valori tradizionali e la sua rappresentanza politica, ammaliata dal mito del progresso, che usava i voti del popolo cattolico per traghettarlo verso Sinistra (cfr. il mio Il centro che ci portò a sinistra, Edizioni Fiducia, Roma 1994). 

Il processo di secolarizzazione della nostra nazione, spacciato come “modernizzazione”, si realizzò grazie alle omissioni, alle complicità, agli aperti tradimenti della classe dirigente democristiana che svolse un ruolo egemone fino al 1992. 

Il successo di Berlusconi, agli inizi degli anni Novanta, si spiega proprio con la profondità della frattura che ha diviso cittadini e classe politica in questo sessantennio e che non è stato ancora ricomposto.
Eppure il “paese reale”, ha resistito al processo di laicizzazione della società, portato avanti dalla classe politica, con l’appoggio determinante dei mass-media e dei centri di potere economico e culturale, fin ad oggi controllati dalla Sinistra progressista.

Si parla di “miracolo italiano”, per indicare lo straordinario sviluppo economico del nostro Paese negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, ma il vero “miracolo italiano” è quello degli ultimi quarant’anni: il rifiuto delle utopie progressiste e l’attaccamento tenace all’identità cristiana e ai “valori non negoziabili”, ampiamente dimostrato dal voto del 13 giugno 2005 sulla legge 40 e dalla mobilitazione per il Family Day del 12 maggio 2007. Questo “miracolo” ha la sua fonte nella vitalità del mondo cattolico, che conosce una stagione di imprevedibile risveglio, come se grazie inaspettate fossero state elargite dalla Provvidenza al nostro Paese logorato dal laicismo.
L’ampia maggioranza a Palazzo Madama assicura al Centro Destra cinque lunghi anni di governo, ma il Parlamento della nuova legislatura non esprime l’esistenza di questo mondo e non rivela l’importanza che ha ormai assunto il voto cattolico nella competizione elettorale. 

Il ruolo dei movimenti, delle associazioni, delle élites cattoliche, è divenuto dunque fondamentale. Essi hanno il compito di esercitare una vigilanza e una pressione continua sul Parlamento e di difendere, in Italia e
in Europa, quel patrimonio cristiano che le leggi nazionali e le  istituzioni   internazionali così spesso rinnegano.

Un grande progetto di ricristianizzazione della società può essere intrapreso dagli uomini di buona volontà, con l’aiuto imprescindibile della Grazia. È a questo che ci sprona il voto del 13 aprile.

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