POLITICA INTERNA: la fine ingloriosa del governo Prodi

La breve stagione del governo Prodi, si chiude ingloriosamente. Prodi è stato l’unico Presidente del Consiglio italiano a cadere per una sfiducia in aula: la prima volta nell’ottobre 1998, la seconda nel gennaio 2008, dopo neanche venti mesi di governo.






La breve stagione del governo Prodi, si chiude ingloriosamente. Prodi è stato l’unico Presidente del Consiglio italiano a cadere per una sfiducia in aula: la prima volta nell’ottobre 1998, la seconda nel gennaio 2008, dopo neanche venti mesi di governo.

Le elezioni del 2006, che hanno portato al Romano Prodi al governo, si erano concluse in sostanziale parità tra le due coalizioni, di Destra e di Sinistra. Prodi vinse per poche migliaia di voti, ma rifiutò sdegnosamente ogni forma di collaborazione con l’opposizione, pretendendo di governare, come ha sempre fatto la Sinistra, in maniera partigiana, occupando tutti i posti di potere politico, economico e culturale. La sua maggioranza parlamentare al Senato era però troppo esigua e la sua coalizione dilaniata da lotte interne. Ma egli è caduto soprattutto perché ha governato male, irritando anche coloro che lo avevano votato.

Si può affermare con tranquillità che il governo Prodi è stato uno dei peggiori governi italiani. La Corte dei Conti, inaugurando il 5 febbraio il suo anno giudiziario, ha tracciato un quadro impietoso di un Paese, in cui l’inflazione ha raggiunto il suo massimo dopo il 2001, la spesa corrente aumenta in modo incontrollato, la corruzione resta un male ampiamente diffuso, l’inefficienza produce situazioni patologiche come l’emergenza rifiuti. La peggior spazzatura è però quella culturale e morale, che nasce dai rifiuti tossici del Sessantotto, che, dopo quarant’anni, ancora ingombrano l’orizzonte politico e mediatico del nostro Paese.

In questo clima maleodorante, Silvio Berlusconi si appresta a vincere le elezioni dell’aprile 2008. Il problema però in Italia, come in Europa, non è quello di vincere le elezioni, ma di riuscire a governare.

La principale causa della sconfitta di Berlusconi nel 2006 è stata la divisione all’interno della sua coalizione. Queste divisioni sono purtroppo destinate a riesplodere il giorno dopo le elezioni, creando seri problemi al nuovo governo. I contrasti all’interno del Centrodestra nascono però soprattutto da lotte di potere per succedere alla leadership di Berlusconi, mentre i contrasti all’interno del Centrosinistra sono ideologici e dunque molto più profondi. Il governo Prodi viveva grazie all’appoggio determinante dei Senatori a vita e di un arco politico che andava dai partiti vetero-comunisti ai moderati di Sinistra: mancava un programma politico e culturale comune.

Il futuro del Centrodestra è legato alla piattaforma di valori a cui si richiamerà. La classe politica italiana è viziata da un pragmatismo che deriva più dal cinismo amorale di Francesco Guicciardini che dal crudo realismo del suo contemporaneo Niccolò Machiavelli. Un intellettuale di Sinistra come Aldo Schiavone si richiama non casualmente a Guicciardini, come figura esemplare dell’“antiguelfismo” in Italia (Il pericolo dell’ondata neoguelfa, in “la Repubblica”, 5 febbraio 2008). “Guelfismo”, per Schiavone e per la Sinistra italiana, è il “pensiero forte” (e a suo avviso “invasivo”) di Benedetto XVI, che sta dietro iniziative quali la richiesta di moratoria sull’aborto di Giuliano Ferrara.

La battaglia in corso è in effetti quella tra i valori permanenti dell’Occidente e l’ideologia relativista nata dalla decomposizione delle ideologie totalitarie del Novecento. La strada non è quella di creare un partito dei “valori non negoziabili”, perché i valori perenni non appartengono a nessun partito e a nessun uomo politico, ma di far sì che questi principi che non tramontano rinascano nel nostro Paese e in Europa, permeando le leggi, il costume e le istituzioni.

È questo il ruolo di una classe dirigente “transpolitica” che si voglia contrapporsi non solo all’establishment oggi dominante, ma anche alle derive di una volgare e demagogica “antipolitica”.

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