POLITICA ESTERA: sempre più aspro in Spagna lo scontro tra vescovi e Zapatero

A tre settimane di distanza dalle elezioni politiche si inasprisce la polemica tra la Conferenza Episcopale Spagnola e il PSOE. L’ultimo mese di campagna elettorale è stato caratterizzato da numerosi botta e risposta, a partire dal Segretario socialista José Blanco





A tre settimane di distanza dalle elezioni politiche si inasprisce la polemica tra la Conferenza Episcopale Spagnola e il PSOE. L’ultimo mese di campagna elettorale è stato caratterizzato da numerosi botta e risposta, a partire dal Segretario socialista José Blanco, che ha respinto per l’ennesima volta le “intromissioni” dei vescovi nella politica interna, minacciando di togliere alle diocesi una serie di importanti agevolazioni fiscali e finanziamenti pubblici.

«Il destino dei vescovi – ha affermato Blanco – è quello dell’autofinanziamento, e per loro sarà dura, visto il sempre minor numero di loro seguaci». Un vero e proprio ricatto da parte dell’anticlericale governo di José Luis Rodriguez Zapatero, che avanza così l’ipotesi di cancellare ogni forma di stipendio o sovvenzione a favore dei sacerdoti o dei religiosi, dipendenti della pubblica amministrazione, quali i cappellani e gli insegnanti di religione cattolica o di altre discipline. Per queste attività e per il sostenimento del patrimonio immobiliare della Chiesa, lo Stato spagnolo spende annualmente 5.000 milioni di euro.

A fine gennaio i vescovi iberici erano intervenuti con la Nota de la Comisión Permanente de la Conferencia Episcopal Española ante las elecciones generales de 2008, la quale, pur senza dare esplicite indicazioni di voto, invita i cittadini a compiere una scelta responsabile, in vista della chiamata alle urne.

«Dal voto morale e responsabile – affermano i vescovi – dipende la democrazia. Non c’è democrazia senza morale». Il testo sottolinea l’introduzione di leggi inique che, nel contesto culturale del laicismo radicale incoraggiato dall’esecutivo di Zapatero, contribuirebbero alla «dissoluzione della democrazia» e alla nascita di una società «invertebrata, letteralmente disorientata, facile vittima della manipolazione, della corruzione e dell’autoritarismo».
Il documento episcopale, oltre a ribadire la condanna della legalizzazione del matrimonio omosessuale (vigente dal 2005), aveva criticato anche la politica governativa nei confronti dell’ETA. «Una società che vuole essere libera e giusta – si legge nella nota dei vescovi – non può né esplicitamente né implicitamente riconoscere un’organizzazione terrorista come rappresentante politico di alcun settore della popolazione, né può considerarla un interlocutore politico». E ancora: «Bisogna evitare rischi di manipolazione della verità storica e dell’opinione pubblica in favore di pretese particolaristiche o di rivendicazioni ideologiche».

Piccata la risposta del Governo: in una nota il PSOE ha definito argomento «immorale», oltre che «ipocrita e malintenzionato», la presa di posizione dei vescovi e del Partito Popolare, accusati di «utilizzare il tema del terrorismo per fare campagna elettorale».

Un’aggressività, quella dei socialisti, che tradisce la delusione per il fallimento delle trattative tra Governo e separatisti baschi. Non meno estrema la reazione del ministro degli Esteri, Miguel Angel Moratinos che ha definito la gerarchia ecclesiastica «integralista, fondamentalista e neconservatrice». In risposta a tali attacchi ed intimidazioni, il Vicepresidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il cardinal Antonio Canizares ha promesso che la Chiesa «non tacerà mai, né sarai mai ridotta al silenzio dai poteri di questo mondo» e ha definito le affermazioni del governo «giudizi falsi e ingiusti che squalificano chi li emette».

Intanto i sondaggi più recenti vedono assottigliarsi il vantaggio di Zapatero sul candidato popolare Rajoy: il Partito Socialista si attesta, infatti intorno al 40,2% delle preferenze contro il 38,7% del Partito Popolare. Con questi risultati, il PSOE avrebbe in parlamento una maggioranza di soli 10 seggi sul PPE.

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