POLITICA ESTERA: nella Costituzione dell’Ecuador, no a Dio, sì all’aborto

Con cinquantasette voti a favore e uno contrario (il Centro-destra aveva abbandonato l’aula), il 12 febbraio 2007 il Parlamento equatoriano approvava la convocazione d’una Assemblea Costituente.





Con cinquantasette voti a favore e uno contrario (il Centro-destra aveva abbandonato l’aula), il 12 febbraio 2007 il Parlamento equatoriano approvava la convocazione d’una Assemblea Costituente. La mossa precipitosa, visto che la Costituzione vigente non aveva nemmeno un decennio di vita, palesava l’impazienza del governo in carica di spingere l’Ecuador sulla china del socialismo più estremo.

Il vice-presidente Lenín Moreno aveva giustificato la mossa con il bisogno di avere «una Costituzione per il popolo». Da parte sua, il Presidente Rafael Correa aveva dichiarato che «l’Assemblea propizierà la realizzazione della rivoluzione cittadina, attraverso il cambiamento profondo e veloce delle strutture vigenti».

L’Assemblea ha iniziato i lavori due mesi dopo il referendum del 30 settembre 2007, nel quale 78,1% dei votanti si erano espressi a favore d’una revisione costituzionale. Finora i deputati hanno approvato decine di jos_content_2 che cambierebbero sostanzialmente l’assetto del Paese, introducendo quella che viene chiamata «una nuova democrazia». Fra i punti più controversi l’introduzione dell’aborto libero, la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, nonché l’esclusione del nome di Dio dal Preambolo. Dal 1946 tutte le Costituzioni dell’Ecuador avevano invece sempre fatto riferimento al nome di Dio.

Successivamente, il nome di Dio è stato reintrodotto, non grazie all’appoggio della maggioranza, ma perché, come ha affermato il Vice Presidente dell’Assemblea Fernando Cordero, «non vogliamo che un gruppo di persone possa usare questo come pretesto per fare una campagna referendaria contro la Costituzione. (…) Non vogliamo una reazione emozionale».

Un Comunicato della Conferenza Episcopale ribadiva che, alla luce di quanto detto recentemente da Papa Benedetto XVI sulla difesa della vita e dei valori non negoziabili, la nuova Costituzione dovrebbe proibire l’aborto nonché i “matrimoni” omosessuali. Immediata la replica della Sinistra: «respingiamo qualsiasi ingerenza clericale».

Lo stesso Benedetto XVI si è detto preoccupato che la situazione possa precipitare provocando un raffreddamento nei rapporti tra Stato e Chiesa.
Secondo il Presidente dell’Assemblea, il socialista Alberto Acosta, la nuova Costituzione sarà pronta entro la fine di maggio, per essere poi ratificata tramite referendum.

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