POLITICA ESTERA: le polemiche sulla risoluzione di Strasburgo nei confronti dell’Egitto

Non si placano le polemiche dopo la risoluzione nei confronti dell’Egitto votata dal Parlamento Europeo il 17 gennaio 2008. Nel testo, che ha per oggetto i diritti umani, i parlamentari europei chiedono al governo egiziano di «rilasciare gli attivisti delle ONG





Non si placano le polemiche dopo la risoluzione nei confronti dell’Egitto votata dal Parlamento Europeo il 17 gennaio 2008. Nel testo, che ha per oggetto i diritti umani, i parlamentari europei chiedono al governo egiziano di «rilasciare gli attivisti delle ONG e gli oppositori politici e cessare le molestie nei confronti dei giornalisti, garantendo la libertà d’informazione». Inoltre, «nel notare l’isolamento cui sono relegate le minoranze religiose, come i Copti», Strasburgo «esorta a porre termine a ogni forma di tortura e a garantire l’indipendenza giudiziaria».

Un duro affondo, il primo nella storia dei rapporti fra il Cairo e l’UE, a cui il governo egiziano ha risposto con sdegno. Respinte le critiche considerate, come quelle dell’alleato americano in passato, indebite intromissioni. Il ministero degli Esteri ha annullato il previsto incontro del 23 e 24 gennaio 2008 con una delegazione della Commissione Europea «a seguito della tensione causata dalla recente risoluzione del Parlamento europeo»,  recita il comunicato diffuso dal portavoce del ministro Ahmed Abul Gheit.

La stampa filo-governativa egiziana ha dato ampio risalto alla prova di forza dell’Esecutivo pubblicando varie indiscrezioni: il Presidente del Parlamento UE, Hans Gert Poettering, sarebbe pronto a una visita “riparatrice” in Egitto per esprimere il proprio rammarico per l’incidente diplomatico scaturito dalla risoluzione che, tra l’altro, sarebbe stata approvata da una maggioranza risicata. La televisione nazionale egiziana, poi, ha trasmesso a più riprese il documento dell’Unione dei Parlamenti arabi, che condanna la risoluzione europea.

Inatteso sostegno al governo egiziano giunge dall’Unione degli avvocati della Fratellanza musulmana, principale movimento politico di opposizione. Se i vertici del gruppo riconoscono l’opportunità del voto europeo – «Quando il Parlamento Europeo parla della presenza della tortura in Egitto, è vero», ha dichiarato Hussein Ibrahim, Vicepresidente del blocco dei Fratelli in Parlamento – gli avvocati islamismi, invece, definiscono il documento di Strasburgo «frutto di un complotto sionista», ordito da potenti lobby ebraiche presenti nell’emiciclo europeo.

Sul fronte dell’opposizione laica e delle organizzazioni non governative la risoluzione è stata interpretata come un’opportunità di rilanciare la battaglia civile per i diritti umani in Egitto. Oltre 30 ONG nazionali hanno indirizzato alla Commissione europea una richiesta ufficiale, affinché la sotto-Commissione per i diritti umani prenda concreti provvedimenti contro la violazione dei diritti civili nella repubblica nordafricana. Critiche alla «tesi ingenua del complotto sionista» sono pubblicate dal quotidiano indipendente “Al Dustour” (La Costituzione), che il 21 gennaio si spinge a definire il governo Nazif  «il miglior alleato di Israele» nell’intera regione, soprattutto dal punto di vista economico.


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