POLITICA ESTERA: la Croazia conferma la “vecchia” via

Mentre tutti i riflettori dei media internazionali si sono puntati sui risultati elettorali in Serbia, scarso rilievo è stato dato a quanto è accaduto in Croazia.





Mentre tutti i riflettori dei media internazionali si sono puntati sui risultati elettorali in Serbia, scarso rilievo è stato dato a quanto è accaduto in Croazia.

Le elezioni parlamentari del 25 novembre 2007, infatti, vedevano opposti da una parte l’uscente HDZ partito di Centrodestra del pro-europeo Ivo Sanader e dall’altra i Socialdemocratici di Zoran Milanovic, nuovo leader del SDP dopo la scomparsa nella scorsa primavera di Ivica Racan.

Numerosi exit pool avevano già dato per vincitore il giovane Milanovic, senza aspettare i risultati definitivi. Il popolo croato invece ha scelto l’HDZ  per  governare il Paese nei prossimi 4 anni.
Il governo di Centrodestra, che ha ottenuto lo scorso 12 gennaio la fiducia del Parlamento croato, ha ottenuto 82 voti favorevoli su un totale di 153 seggi del Sabor (il Parlamento unicamerale). Il nuovo governo di Ivo Sanader ha come l’obiettivo strategico quello di integrare il Paese nelle principali istituzioni euro-atlantiche. Diversi saranno tuttavia i tempi e le difficoltà del cammino verso l’UE e di quello verso la Nato. Nel discorso per la fiducia, Sanader ha affermato che il governo proseguirà le riforme necessarie nel settore della difesa e ha respinto la richiesta dell’opposizione di convocare un referendum sull’adesione alla Nato. Va ricordato che la Croazia partecipa dal febbraio 2003 alla missione internazionale Nato in Afghanistan (Isaf).

Il cammino per diventare il 28º Stato dell’UE si prospetta, invece, più lungo e con qualche asperità. Sanader punta ad accelerare e chiudere la partita entro due-tre anni. La Croazia ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione nell’ottobre del 2001, ha poi formalizzato la richiesta di adesione nel febbraio 2003 per avviare i negoziati nell’ottobre del 2005. Sin qui, sono stati aperti 16 capitoli negoziali su 35. In una sua dichiarazione, il Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha ricordato che la Croazia deve fare progressi nella riforma del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, nella lotta alla corruzione e nella ristrutturazione economica, nonché proseguire l’impegno per il ritorno dei profughi.

Va a questo punto evidenziato un riflesso di politica interna, destinato a influenzare il cammino del governo croato. Nella passata legislatura (2003-2007) il risultato delle urne aveva consentito alla Comunità democratica croata (Hdz) di Sanader di formare un monocolore che segnava il ritorno al potere del partito dopo un quadriennio di Centrosinistra (gennaio 2000-novembre 2003). Dopo le elezioni dello scorso 25 novembre Sanader è stato però costretto a formare un gabinetto di coalizione con i partiti del HSS (contadini), HSLS (social liberali), HSU (pensionati), SDSS (serbi democratici) e delle minoranze nazionali. L’HDZ resta il perno della maggioranza, con 13 ministri su 17.

Di grande rilevanza politica è la presenza nel nuovo governo di un Alto Rappresentante serbo per la prima volta dalla fine del conflitto serbo-croato del 1991-1995. Si tratta di Slobodan Uzelac, dirigente del Partito indipendente democratico serbo (Sdss), nominato Vicepremier con delega a Sviluppo economico, ricostruzione e ritorno dei rifugiati. Circa 250 mila serbi lasciarono la Croazia durante la guerra. Secondo fonti della Nazioni Unite, sono rientrati in 130 mila. Già nella passata legislatura Sanader aveva scelto la politica della mano tesa nei confronti della minoranza serba. La richiesta che accomuna le minoranze è quella di poter utilizzare alle elezioni il ”doppio voto“, politico ed etnico. Nell’intesa programmatica siglata con le minoranze, si è stabilito che le parti si impegnano a valutare la richiesta del “doppio voto” nei primi due anni di mandato.

Sul fronte interno, il nuovo governo punta ad accelerare il tasso di crescita economica dall’attuale 4,8% annuo al 7%, e a dimezzare la disoccupazione dal 14% al 7%. Tra gli strumenti previsti figurano nuovi incentivi alle piccole e medie imprese e agli investitori esteri, sgravi fiscali, ulteriore promozione del turismo e creazione di distretti industriali. Ricordiamo che grazie alle bellezze naturali, storiche e culturali il flusso turistico è imponente: secondo i dati forniti dall’Ente nazionale del turismo croato, nello scorso anno circa 1 milione e 200 mila italiani hanno soggiornato in Croazia, su un totale di circa 9 milioni di stranieri, con una quota inferiore solo a quella tedesca. Nei prossimi mesi verrà messa alla prova la capacità di Sanader di agire efficacemente, sul pieno interno e internazionale, in questo quadro di grande complessità.

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