POLITICA ESTERA: il regime filocinese del Myanmar opera altri arresti

La giunta militare ha arrestato altri tre attivisti dell’opposizione democratica, nonostante la presenza nel Paese del rappresentante del Consiglio per i diritti umani dell’ONU, Paulo Sergio Pinheiro, e le rassicurazioni della leadership stessa sulla conclusione delle detenzioni.




La giunta militare ha arrestato altri tre attivisti dell’opposizione democratica, nonostante la presenza nel Paese del rappresentante del Consiglio per i diritti umani dell’ONU, Paulo Sergio Pinheiro, e le rassicurazioni della leadership stessa sulla conclusione delle detenzioni.

Il monaco buddhista U Gambira, leader dell’Alleanza di tutti i monaci che sostiene le proteste civili scoppiate lo scorso agosto dopo il rincaro dei prezzi del carburante, è stato arrestato il 4 novembre, giorno in cui è apparso un suo articolo sul “Washington Post” in cui promette di proseguire la lotta non violenta contro il regime. «Non si torna indietro – aveva scritto nel suo articolo – conta ben poco se, lungo questo percorso, la vita mia e quelle dei miei colleghi debbono essere sacrificate. Altri calzeranno i nostri sandali (…). Sempre più persone si uniranno a noi, e proseguiranno la lotta». La cattura di U Gambiera è stata confermata da altre due organizzazioni di oppositori esiliati: Mizzima News, con sede in India, e Democratic Voice of Burma, il cui quartier generale è in Norvegia.

In manette anche Su Su Nway, che ad agosto aveva guidato le proteste a Rangoon, bloccata mentre tentava di lasciare un volantino nei pressi dell’albergo dove è alloggiato Pinheiro. Su Su Nway è militante per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e membro della LND, la Lega Nazionale per la Democrazia, principale partito di opposizione guidato da Aung San Suu Kyi. Secondo testimoni, gli ultimi tre arrestati distribuivano volantini e documenti antigovernativi  nel mercato di Rangoon, Thiri Mingalar.

Durante la repressione sono stati incarcerati oltre 3.000 oppositori, compresi semplici civili scesi nella strade a manifestare: il regime assicura che in prigione ne restano non più di 91, ma secondo Amnesty International i manifestanti ancora detenuti sono almeno 700.


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