POLITICA: Anthony Blunt, spia del Kgb

Anthony Blunt, rispettato storico dell’arte inglese di Poussin e conservatore della Pinacoteca Reale, negli anni 30-40 era stato una spia del Kgb. Il 23 luglio scorso la British Library ha divulgato un memoriale di 30 mila parole firmato dal Quarto uomo – primo arruolato – delle famigerate cinque spie atomiche di Cambridge: Kim Philby, Guy Burgess, Donald MacLean, Anthony Blunt e John Cairncross. Blunt si limitò ad affermare che: «diventare una spia per i russi fu il più grande errore della mia vita», senza pensare alle decine di agenti segreti britannici venduti, arrestati e anche assassinati dal Kgb a causa del suo “errore”.

Tale sbaglio non rimase nascosto, perché nel 1979 Margaret Thatcher rivelò l’identità della spia alla Camera dei Comuni di Westmister per impedire che l’Urss, ancora forte e violenta, continuasse a destabilizzare il Secret Intelligence Service (“La Repubblica”, 24 luglio 2009). Nelle sue memorie Blunt racconta: «L’atmosfera era così eccitante e intensa, il nostro impegno, l’entusiasmo per ogni attività anti-fascista era così totale che io trovai naturale avvicinarmi al Partito comunista».

Lo scopo dei Cinque di Cambridge, infatti, era «battere il fascismo, insieme ai russi». L’arruolatore di questi ragazzi, il sessuologo viennese Arnold Deutch, che predicava la librazione politica e sessuale di Wilhelm Reich, affermava che nessuno di loro era adatto a vivere nell’Urss, ma erano perfetti per «infiltrarsi nelle istituzioni borghesi» (“La Stampa”, 24 luglio 2009). Blunt non finse, per copertura, di rompere pubblicamente con il comunismo, ma conservò il suo apparente agnosticismo politico; usava la sua posizione di tutor di francese al Trinity per reclutare spie e si dice che ricattasse alcuni omosessuali come lui per convincerli a spiare.

Il “Quarto uomo” scrisse il prontuario per la sorveglianza e ne passò una copia ai russi. Le sue capacità di indagine e di analisi gli consentirono di valutare nel migliore dei modi le informazioni delle spie tedesche catturate e riuscì a svelare i risultati dello spionaggio britannico svolto sui governi alleati in esilio a Londra, dando informazioni ai sovietici sui loro futuri oppositori e una lista completa degli agenti inglesi all’estero. Le informazioni sui bersagli del MI5, la sicurezza interna di Londra, all’Ambasciata russa e nel partito comunista britannico erano talmente dettagliate che i russi non lo credettero e lo sospettarono di doppio gioco.

Blunt fu interrogato 12 volte da Bill Skardon, il capo investigatore ufficiale del MI5 fra il 1951 e il 1964, rivelando spontaneamente di essere un “falso” e in cambio ottenne di essere scagionato e di poter mantenere l’anonimato. Scrive: «Compresi che avrei corso ogni rischio in questo Paese piuttosto che andare in Russia con un aereo messo a disposizione dall’Urss». Morì, senza aver scontato un giorno di prigione, nel 1983.

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