Pizzeria devastata da un incendio, si segue la pista islamica

VareseUn grave attentato, l’ennesimo, si è consumato nella notte tra il 23 ed il 24 febbraio presso la pizzeria Gabri di via Garibaldi, a Varese, nel quartiere di Biumo Inferiore. Il locale è stato completamente distrutto da un devastante incendio, certamente di origine dolosa. Pare che ignoti, da un buco della vetrina provocato da un precedente atto vandalico, abbiano gettato all’interno del liquido infiammabile. Dandovi fuoco. A lanciare l’allarme, per primo, ha provveduto un addetto della nettezza urbana, vedendo il fumo uscire dal pubblico esercizio. Ma domare il rogo non è stato semplice per i Vigili del Fuoco, riusciti comunque a scongiurare conseguenze peggiori.

Gli agenti della Digos, intervenuti sul posto, non possono escludere a priori l’ipotesi del racket: ma nessun pizzo pare che sia mai stato richiesto. La pista più probabile è invece un’altra: è quella islamica.

A far problema, secondo TicinoNews, pare infatti che fosse un crocifisso appeso sulle pareti interne, sgradito ad un avventore musulmano, che, con minacce e insulti, ne intimò la rimozione al titolare, Anis, un 27enne egiziano, cristiano copto, per niente disposto ad assecondare l’intemperante richiesta.

La storia di Anis è molto particolare: giunse in Italia nel gennaio dell’anno scorso, a bordo di una nave di clandestini approdata a Siracusa. Col suo aiuto, la Polizia riuscì ad individuare alcuni degli scafisti: questo gli valse il permesso di soggiorno, in quanto vittima di tratta. Dopo aver trovato un lavoro in Sicilia, si trasferì a Varese, dove ha fatto riferimento ad una cooperativa sociale, per ottenere aiuto ed assistenza. Con i risparmi faticosamente accumulati, ha affittato i locali ed aperto la pizzeria. L’ha denominata Gabri in memoria di suo nonno, Gabriel. Nel quartiere, è riuscito subito a stringere ottimi rapporti con gli altri commercianti e con i residenti. Anche con i fedeli, poiché frequenta assiduamente la chiesa del posto.

La pizzeria era stata inaugurata il 15 agosto dell’anno scorso. Ma già una sera di novembre era entrato nella pizzeria un magrebino, che aveva notato il crocifisso e gli aveva ordinato di levarlo, coprendolo di minacce e di insulti. Niente da fare. Subito all’indomani, la vetrina era in frantumi, fracassata a colpi di martello e di mazza. Anche la porta era rimasta danneggiata. Una coincidenza più che sospetta. Anis è andato in Questura ed ha sporto denuncia. Quell’uomo è poi finito in carcere, per altri reati. Ma i vandalismi sono continuati: altri ce l’hanno con Anis. Chi? Poco prima di Natale, ecco di nuovo la vetrina a pezzi. Ed ancora a gennaio. Ora l’incendio, che si è ingoiato tutto.

E’ partita una gara di solidarietà tra i residenti, per consentire ad Anis di riaprire in fretta l’attività. Ma sulla saracinesca è spuntata la scritta “Affittasi”. Forse ora è troppo. Anche per lui.

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