Pilatesco comunicato del MPV sulla rimozione del manifesto antiabortista

(di Alfredo De Matteo) All’indomani della vergognosa rimozione del maxi manifesto antiabortista affisso nella Capitale nei giorni scorsi numerose e vibranti sono state le proteste di singoli cittadini, associazioni, personaggi politici, intellettuali.

Va da sé che a protestare con maggior veemenza e convinzione sono stati coloro che hanno a cuore la difesa della vita, coloro che si battono per cancellare nel nostro paese la vergogna dell’aborto di stato, che in quarant’anni di vita ha fatto più di sei milioni di morti, tutti innocenti ed indifesi; anche se la natura palesemente liberticida e degna di uno stato sovietico dell’atto di rimozione del manifesto ha scandalizzato e preoccupato anche chi ha semplicemente a cuore la difesa della libertà di espressione.

Già, perché il contenuto del cartellone affisso in via Gregorio VII a Roma non conteneva alcuna esplicita critica alla criminale legge 194, ma ricordava che tutti siamo stati, all’inizio della nostra esistenza, dei piccoli esseri umani e che se siamo in vita lo dobbiamo al dato di fatto ovvio che non siamo stati abortiti.

Non si è fatto attendere il commento al provvedimento di rimozione del manifesto da parte del principale movimento pro vita italiano, l’MPV del nuovo presidente Marina Casini Bandini, la quale ha però optato per una dichiarazione pilatesca e molto opportunista.

Infatti, nel comunicato diffuso dallo stesso Movimento Per la Vita se da una parte si esprime disappunto per la rimozione del cartellone e per le polemiche suscitate dallo stesso, dall’altra si cerca di sfruttare la situazione mettendo in risalto il diverso stile comunicativo con cui lo stesso Mpv ha condotto e tuttora conduce la sua “battaglia” in difesa della vita: «Il Movimento per la vita italiano esprime il suo disappunto per le polemiche suscitate dal manifesto affisso da Pro Vita a Roma e per la conseguente rimozione dello stesso. Ci dispiace che siano state calpestate le libertà costituzionalmente garantite di parola e di espressione, che in questo caso hanno a che fare con una elementare verità fondata sulla scienza e sulla ragione: il figlio è figlio fin dal concepimento, è un essere umano, uno di noi, titolare del basilare diritto alla vita. È lodevole l’intento di portare l’attenzione sul bambino non nato (…) Tuttavia il Movimento per la Vita ha sempre adottato modalità comunicative diverse per promuovere la cultura dell’accoglienza dei bambini in viaggio verso la nascita. È necessario che il tema della vita nascente sia proposto in chiave costruttiva, con lo spirito di chi vuole gettare ponti e non costruire muri; con la fiducia che, nonostante tutto, la preferenza per la nascita è un percorso tracciato destinato a consolidarsi; con la consapevolezza che la gravidanza è una condizione particolarissima che implica uno sguardo d’amore sia verso il figlio che verso la madre. Per questo il Movimento per la Vita auspica che il 40mo anniversario della legge 194/1978 sia l’occasione per una riflessione dialogante e approfondita nella convinzione che davvero il riconoscimento del concepito come uno di noi è la prima pietra per costruire un nuovo umanesimo».

In effetti, che l’Mpv abbia finora adottato modalità comunicative dialoganti, con lo spirito di costruire ponti e non muri (come se, nel caso specifico, la rappresentazione di un bambino di 11 settimane nel grembo materno costituisca una modalità ostile e non costruttiva di difendere le ragioni della vita …), lo si deduce dai risultati da esso ottenuti in questi quarant’anni di legge 194 che sono stati praticamente nulli, soprattutto dal punto di vista degli effetti della diffusione nel nostro paese, a tutti i livelli, di una sana cultura della vita e dal punto vista politico.

In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad un avanzamento prepotente della cultura della morte che non ha incontrato ostacoli degni di questo nome nel suo cammino di distruzione dell’ordine naturale. Anzi, l’atteggiamento dialogante e a tratti connivente messo in campo da chi è maggiormente deputato a difendere le ragioni della vita ha favorito i perversi piani dei nemici di Dio e dell’umanità, i quali hanno conquistato facilmente terreno.

È un fatto che in questi ultimi quarant’anni l’Mpv non abbia mai voluto organizzare, pur avendo mezzi e possibilità in abbondanza, delle manifestazioni pubbliche in difesa della vita, come si fa già da decenni in moltissimi paesi europei ed extra europei con risultati sorprendenti. Anche in Italia, da quando è nata la Marcia per la Vita, si è verificata una significativa rinascita del movimento pro vita italiano che aspettava solo un segno chiaro, tangibile, niente affatto dialogante con chi non ha nessuna intenzione di dialogare, come abbiamo potuto constatare in questi giorni, per gettarsi con astuzia, convinzione e coraggio nel campo di battaglia.

La Marcia per la Vita ha costituito l’inizio di un percorso ormai inarrestabile che giorno dopo giorno porta alla ribalta pubblica i diritti dei nascituri, l’orrore e la malvagità dell’aborto e delle leggi che pretendono di legittimarlo.

Il prossimo 19 maggio si svolgerà l’ottava edizione della Marcia per la Vita alla quale parteciperanno tante e diverse sigle, associazioni, movimenti tutti accumunati dal desiderio di manifestare pubblicamente per ricordare quei sei milioni di morti causati dalla criminale legge 194 e tutte le ulteriori vittime che ci saranno. Con la consapevolezza che la difesa della verità tutta intera è l’unica strada percorribile se si vuole dare un futuro vero alla nostra civiltà e al nostro paese. (Alfredo De Matteo)

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