PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: un altro cristiano morto e tre feriti

La scorsa settimana, nei pressi del piccolo villaggio indiano di Betul, nello Stato del Madhya Pradesh, un cristiano è morto in seguito ad un attacco di un gruppo di fondamentalisti indù. La vittima, che si chiamava Amit Gilbert ed aveva 25 anni, ha trovato la morte annegando in un pozzo mentre altre tre persone sono rimaste gravemente ferite.


Il tutto si è svolto al termine di un tranquillo incontro di preghiera che aveva radunato alcune centinaia di fedeli. Gli assalitori hanno fatto irruzione nell’edificio accusando i cristiani di azioni di proselitismo e distruggendo gli oggetti sacri presenti compresi la Bibbia e alcuni testi di preghiera. Secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe di uomini appartenenti al Bharatya Janata Party (BJP, il Partito del Popolo Indiano), che è al governo del Paese e che negli ultimi anni – a partire almeno dal 2003 – ha impresso una svolta ultranazionalista alla società indiana sostenendola strumentalmente con l’aiuto delle frange più integraliste dell’induismo.

Da quel momento, secondo i dati forniti dalle autorità ecclesiali locali, si sono registrati più di 170 attacchi anticristiani. Mons. Leo Cornelius, arcivescovo metropolita di Bhopal, capitale del Madhya Pradesh, in seguito all’aggressione ha denunciato con preoccupazione che «il clima di terrore e gli attacchi alla minoranza cristiana crescono di giorno in giorno. Si tratta di attacchi ben pianificati e portati avanti in maniera sistematica. In più, gli estremisti hanno iniziato a usare un nuovo metodo di molestie: denunciano i leader cristiani locali per crimini generici, senza prove. Quando questi si recano dai poliziotti per denunciare gli attacchi contro la minoranza, vengono arrestati. Il più delle volte, le accuse riguardano le leggi anti-conversione».

Queste ultime, che prevedono pene straordinariamente severe per chi converte qualcuno dall’Induismo al Cristianesimo (o ad altra religione), sono leggi che negano ogni libertà di coscienza, palesemente incostituzionali, che tuttavia restano comunque in vigore in molti Stati per la forte pressione sociale esercitata dai gruppi fondamentalisti. Il Madhya Pradesh è stato il primo Stato indiano ad applicare leggi di questo tipo.

Le coraggiose parole dell’arcivescovo però, pronunciate pubblicamente durante una conferenza stampa, lasciano finalmente intravedere l’aspetto più temuto e forse più inquietante della sofferta Via Crucis dei cristiani indiani: si tratta infatti di una persecuzione programmata, organizzata e ripetuta, che aumenta di intensità di giorno in giorno e di cui non è dato vedere la fine, favorita dalla connivenza e talora dalla diretta complicità di quelle stesse autorità governative che dovrebbero arginarla.

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