PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: tredici cristiani crocifissi

Tra il 13 e il 16 agosto tredici fedeli cristiani sono stati crocifissi in Sudan da estremisti islamici vicini ad Al Quaeda. È quanto ha denunciato ai microfoni di Radio Vaticana, il 15 ottobre, mons. Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi meridionale di Tombura Yambio, impegnato in questi giorni nel Sinodo dei vescovi africani che si concluderà il 25 ottobre (“Repubblica”, 16 ottobre 2009).

Le vittime dell’eccidio sono state inchiodate alle mani e ai piedi e lasciate morire lentamente per dissanguamento tra atroci sevizie. Il 13 agosto alcuni ribelli provenienti dal Nord dell’Uganda e appartenenti alla Lord’s Resistance Army sono entrati nella chiesa della parrocchia del vescovo africano e hanno preso 17 persone in ostaggio; sette di loro sono state uccise, trucidate e crocifisse agli alberi. Tre giorni dopo, nella parrocchia di Nzara, è accaduta la stessa cosa: hanno preso 12 persone e 6 sono state crocifisse.

Episodi agghiaccianti come questo sono frequenti in Sudan. Mons. Kussala parla di «un vero e proprio martirio» organizzato da miliziani preparati dai Taliban in campi di addestramento afgani. In origine erano gruppi ugandesi, ma da qualche anno reclutano gente dal Sudan, dal Congo e dalla Repubblica Centroafricana. Il loro leader era un cristiano, e anche alcuni dei suoi comandamenti, ma a quanto pare esiste un legame con l’Islam. All’inizio i ribelli dicevano di voler «educare l’Uganda ai dieci comandamenti di Dio», ma è chiaro, secondo mons. Kussala, che quello che fanno non ha niente a che vedere con i comandamenti. Da quattro anni vivono nelle foreste della zona, attaccano villaggi, uccidono sul posto quelli che fanno resistenza, compreso gli anziani, o li bruciano nelle loro case. Prendono anche le persone più giovani, i bambini, ragazzi e ragazze, per indottrinarli e cambiare il loro modo di pensare. Secondo il vescovo di Tombura Yambio l’aumento delle violenze nel suo Paese è legato alle elezioni politiche del 2010 e al referendum sull’autodeterminazione delle regioni del sud in programma nel 2011. A minacciare i prossimi appuntamenti elettorali sono i gruppi vicini al governo di Khartoum, che ricorrono alla violenza contro i cristiani.

Mons. Kussala sottolinea che nonostante la paura dei fedeli, tali avvenimenti fortificano la fede della gente, che continua ad andare in chiesa e a «vivere la riconciliazione e la pace».

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