PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: tombe profanate e violenze in Pakistan

Tombe profanate e una giovane costretta a subire abusi sessuali di gruppo per tutta una notte. E in entrambi i casi le forze di polizia che non accolgono le denunce e permettono ai colpevoli di restare impuniti. Sono episodi ormai quotidiani, le violenze anti-cristiane che si ripetono contro la minoranza religiosa in Pakistan.

Che si tratti di azioni atte a impossessarsi di terreni e proprietà rimanendo impuniti o attacchi mirati contro individui inermi, per le vittime è impossibile ottenere giustizia. La progressiva “islamizzazione” del Pakistan è sempre più evidente, in particolare nella popolosa provincia del Punjab.

Il “Pakistan Christian Post” (27 maggio 2011) riferisce che a Chak Jhumra, Faisalabad, nella provincia del Punjab, un gruppo di proprietari terrieri musulmani ha profanato e distrutto alcune tombe in un cimitero cristiano, arando il terreno su cui si trovavano con dei trattori. Hanno colpito a tale profondità da scoperchiare le bare e far emergere ossa umane. La polizia non ha voluto aprire un’inchiesta; i proprietari terrieri musulmani, nel frattempo, hanno minacciato i cristiani, intimando loro di ritirare le denunce.

Della vicenda si occupa la sezione di Faisalabad della Commissione nazionale di Giustizia e Pace della Chiesa cattolica pakistana (Ncjp), i cui attivisti hanno visitato le tombe profanate e raccolto le prove. Nel contempo un musulmano ha avviato un’azione legale rivendicando il possesso dei terreni. La prima udienza è stata fissata per il 13 giugno 2011.

P. Joseph Jamil, sacerdote a Faisalabad, condanna con forza le violenze, e sottolinea ad “AsiaNews” – agenzia online del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) – che «i proprietari terrieri e gli estremisti sono molto attivi nel colpire la minoranza cristiana nel Punjab»; proprio «nella parte centrale della provincia si registrano il maggior numero di attacchi». Il sacerdote punta il dito contro il governo, che «deve farsi carico della situazione» e difendere la minoranza.

A conferma del clima di violenze, a Faisalabad emerge solo ora il dramma di una ventinovenne cristiana sequestrata da un collega di lavoro musulmano, malmenata, narcotizzata e costretta a subire violenza sessuale di gruppo. Afshan Sabir lavorava come operaia ed è madre di tre figli. I ripetuti abusi si sono verificati la notte del 27 marzo 2011, in una zona non identificata di Gojra. Al risveglio la donna, in stato di semi-incoscienza, ha chiesto aiuto e ha tentato di sporgere denuncia alle forze dell’ordine, ma la polizia non ha voluto aprire un’inchiesta e ha complottato con gli stupratori per insabbiare il caso. Anche in questo caso è intervenuta la sezione locale di Ncjp, che segue la vicenda e presta assistenza legale alla giovane madre cristiana.

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