PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: strage in chiesa a Baghdad

«Segni di distruzione, violenza e morte ovunque. Corpi senza vita e tanto sangue, sul pavimento, coperto di macerie. E ancora, sulle sedie, sui muri. Persino sul soffitto».
Il direttore dell’ufficio per la conservazione dei beni cristiani in Iraq, Abdullah Hermez Nofally, descrive così la Cattedrale cattolico-siriaca Nostra Signora del perpetuo soccorso di Baghdad all’indomani della strage compiuta da al Qaida il 31 ottobre scorso.


«I primi a morire sono stati due preti, padre Thayer e padre Waseem, mentre un terzo, padre Rafael Qusaimi, è rimasto ferito gravemente quando una scheggia di granata lo colpito alla schiena e gli è poi uscita dal torace. Ora è in condizioni critiche in ospedale», riferisce Nofally parlando all’Ansa. «È difficile stabilire il numero esatto delle vittime (si parla di 58 morti e 75 feriti dopo il blitz delle forze di sicurezza. N.d.R.). C’erano oltre cento fedeli al momento dell’irruzione dei terroristi.

Alcuni sono riusciti a fuggire, ma moltissimi altri sono rimasti intrappolati», prosegue «è stato un massacro, di fedeli, gente pacifica, donne e bambini; ma certo vedendo la vastità della distruzione, è un miracolo che ci siano dei sopravvissuti». Testimoni citati da fonti di stampa raccontano che la tragedia è stata annunciata dall’esplosione di un’autobomba, poi sei, forse otto terroristi sono entrati nella chiesa. I sacerdoti sono riusciti a radunare alcuni fedeli nella sagrestia, nella speranza di poterli proteggere. «Poco dopo uno dei terroristi ha spalancato la porta e ha lanciato nella stanza una bomba a mano», riferisce un testimone citato dal “Guardian”.

Dopo ore di battaglia, le forze di sicurezza sono riuscite ad avere la meglio, ma si sono trovate dinanzi ad «una scena terrificante», così la definisce al “New York Times” l’agente di polizia Hussain Nahidh. «Le cinture esplosive dei terroristi erano piene di bilie di ferro», per aumentarne al massimo il potenziale dilaniante. «Si poteva vedere carne umana ovunque, sui muri e anche sul soffitto. Molti feriti sono stati ricoverati in ospedale con gambe o braccia amputate». Padre Pius Qasha, della chiesa Cattolico siriaca, parla di «violenza bestiale» e dice di avere «contato personalmente 42 cadaveri, e tra loro due giovani preti». La chiesa era piena, per la Messa domenicale, e «solo dieci o dodici fedeli sono riusciti a fuggire». «I cristiani oggi soffrono una enorme pressione psicologica, che non può essere tollerata – aggiunge p. Pius Qasda –. I nostri cuori sono pieni di collera e una domanda continua ad assillarci: quanto ancora dovremo sopportare questa carneficina, e perché?».

Il 1 novembre il governo iracheno ha decretato la chiusura degli uffici della emittente satellitare irachena “al-Baghdadiy’” presenti in diverse città del Paese. Secondo la tv iraniana “al-Alam”, i dirigenti e gli operatori della tv “al-Baghdadiya” sono accusati di complicità con i terroristi per aver trasmesso un’intervista in diretta con uno degli attentatori che si erano asserragliati all’interno della chiesa, attraverso un collegamento telefonico.

Il provvedimento è stato eseguito dopo che la polizia irachena ha compiuto un blitz all’interno degli studi televisivi di Baghdad ordinando a tutti gli impiegati di lasciare i locali e arrestando due giornalisti accusati di legami con il terrorismo per aver realizzato l’intervista telefonica con gli attentatori. Papa Benedetto XVI, durante l’Angelus del 1/XI in piazza San Pietro, ha definito la strage «un’assurda, feroce violenza contro persone inermi». Dinanzi ai nuovi «efferati episodi di violenza che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente», il Santo Padre ha esortato le istituzioni nazionali e internazionali a unire i loro sforzi «affinché termini ogni violenza».

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